Due parole sulla cultura classica


 Da che mondo culturale è mondo, il concetto di cultura classica resta esposta a rischi non lievi di vaghezza e superficialità. Sarebbe curioso un saggio su cosa, nei secoli, abbiano pensato e pensino dei classici antichi i posteri, e anche gli stessi antichi sui loro antichi; e gli antichi sono sempre stati ammodernati secondo le epoche, e anche secondo le esigenze ideologiche e propagandistiche. In realtà gli antichi Greci e Romani erano esseri umani come voi e me, e con diversi difettucci: per fare un esempio, Virgilio e Orazio sono sicuramente tra le massime voci della letteratura universale, però da Roma a Brindisi andarono a piedi (Satire, I, 5); mentre oggi l’ultimo degli analfabeti ci arriverebbe comodo in treno o in auto. Ecco un rapporto corretto con l’antichità, senza retorica. A proposito, pure l’orgia di “valori” attribuiti agli antichi lasciano alquanto perplessi, se pensiamo che gli antichi facevano guerre a ogni estate, e molto spesso per futili motivi; e che, per farla breve, morirono ammazzati o suicidi Annibale, Aristotele, Catilina, Catone Uticense, Cesare, Cicerone, Cleopatra, Crasso, Filippo II re di Macedonia, Lucano, Lucrezio, Marco Antonio, Pompeo, Seneca, Socrate… eccetera. Li seppellì tutti quanti, invece, Ottaviano, morendo di 78 anni dopo quasi 60 di potere; e comunque poco al confronto di Terenzia, moglie divorziata di Cicerone, e risposatasi, che morì ad anni 103: salute.

 Vedete come si può studiare gli antichi senza farne delle belle statuine con presunti valori? Ah, ho trascurato i pettegolezzi diciamo così privati, se no facciamo notte: “Caesar subiecit Galliam, Nicomedes Caesarem”.

 Traduco? Ma no, perché è qui che voglio arrivare. Amici miei, vi fareste operare da un medico che proclami ogni giorno il suo amore per l’umanità malata, però l’hanno ripetutamente bocciato agli esami e si è laureato all’età in cui gli altri vanno in pensione? Certo che no. Idem per farvi costruire la casa da un ingegnere debole in matematica e disegno. O convochereste in nazionale un calciatore malaticcio?

 Lo stesso per la cultura classica. Vi fidereste di uno che dalla mattina alla sera parli di Greci e di Latini, e poi si riveli digiuno di aoristo terzo e più che perfetto congiuntivo; e dunque non saprebbe leggere un testo nelle due lingue classiche? È uguale a far riparare l’auto da un meccanico ciuco; o far cucinare il pranzo da un ignorante cuoco, eccetera.

 Gli studi classici sono indispensabili, e alla domanda del Cyrano di Rostand “Chi ci libererà mai dai Greci e dai Latini?”, la risposta è nessuno, e va bene così. Però Greci e Latini devono essere, non imitazioni. Bisogna farli sul serio, però, come deve lavorare sul serio un elettricista, altrimenti finiamo tutti bruciati; e un sarto…

 E chi non è molto attrezzato, titolo di studio a parte, che non è una garanzia? Beh, si attrezza, studia. Coraggio, pure io ho appreso solo in vecchiaia che Archimede non disse εὕρηκα ma εὑρήκω: una nozione che non interessa alla stragrande maggioranza dei viventi, ed è logico e giusto sia così; ma per i classicisti è una rivelazione fondamentale. Del resto, ragazzi, l’arte si distingue dai particolari, ed è fatti sì di ispirazione, ma anche di tecnica; e se io avessi voluto scolpire la nostra Pietà al posto del Gagini, mi sarei solo dato potentissime martellate sulle dita. A ognuno l’arte sua: ma che arte sia.

Ulderico Nisticò