Europa liberalsocialista

Il triste caso dei pastori sardi è solo uno dei tanti episodi del fallimento di questa Europa.
Del resto, è dal 2007, ovvero anni 12, che l’Europa è in crisi economica, tanto più assurda, quanto più siamo dotati di fantascientifica tecnologia. Ma è come regalare una Ferrari a chi non sa guidare: o la lascia al parcheggio, o va a sbattere al primo muro. Questi sono i Prodi, i Monti, i Moscovici, Juncker, Draghi eccetera: piccolo borghesi a stento patentati, e con in mano un bolide. O almeno un potenziale bolide.

Ogni due o tre anni, qualche beone vede la luce alla fine del tunnel; e qualcuno annuncia magnifiche sorti e progressive; e poi ricadiamo sempre più a precipizio nella crisi. La colpa è palesemente della classe dirigente europea, ovvero politicanti e passacarte e intellettuali e scienziati dell’economia con sedici lauree. In sintesi, dell’Europa liberalsocialista.
Cos’è una cosa liberalsocialista, un vero e stridente ossimoro? È come l’ircocervo, una cosa che non dovrebbe esistere, però, chissà, abita in qualche bosco sperduto a fare compagnia allo Yeti e al mostro di Loch Ness…
I liberali sono quelli che, come la parola dice, auspicano la piena libertà di produzione e commercio (laizzez faire, laissez passer), e di conseguenza anche di opinione e parola e costumi, anche personali; insomma esaltano l’individuo sovrano di se stesso e con il minimo possibile di regole. Ovvero, produrre abbondante latte in Sardegna e importarlo dalla Romania: ragazzi, bisogna essere scemi!

Invece i socialisti, come dice la parola, esaltano la società sotto forma di Stato, che programma, indirizza, controlla… e, alla fine, paga.
Insomma, socialisti e liberali non potrebbero stare assieme senza scannarsi a vicenda. Nell’Ottocento lo fecero, e spesso, e basta ricordare la Francia del 1848-9 e del 1870, con scontri a mano armata, quasi atti di vera guerra in piena Parigi. Poi socialisti e liberali trovarono più comodo mettersi d’accordo, e venne fuori l’Europa Unita.

Da questa follia viene fuori che ogni tanto l’Europa socialista manda severissime regole su come incartare le mozzarelle; però l’Europa liberale permette che le mozzarelle medesime vengano fatte con chissà cosa, così costano di meno e la gente s’illude di essere ricca e mangiare mozzarelle vere.
Intanto l’Europa liberale produce l’effetto della concentrazione dei soldi in pochissime mani anonime; mentre l’Europa socialista produce, per restare in Italia, cinque milioni di poveri assoluti. E se già un mondo liberale e uno socialista sono due mondi zeppi di difetti, figuratevi un mondo misto e liberalsocialista!

Che fare? All’Europa, se deve sopravvivere, e, meglio ancora vivere, serva una classe dirigente autorevole e attiva e fattiva, e non servono piatti burocrati.
Serve produrre la ricchezza; solo se prodotta, la ricchezza può essere distribuita. Ebbene, l’Europa socialista vuole distribuire in parti uguali il nulla; mentre l’Europa liberale non riesce a produrre.

A maggio si vota per il Parlamento europeo. Se i partiti non candideranno ancora vecchi falliti, come hanno fatto finora, può essere un’occasione. Se no, già il 26 maggio il tempo sarà bello, e v’invito tutti in campagna. Portate soppressate calabresi, e tanto formaggio sardo fatto con latte della Sardegna.

Ulderico Nisticò