Fuggendo la malinconia (consigli a Penelope)

articoliutenti1Adriano V. Pirillo, che non conosco e saluto cordialmente, mi offre l’occasione di fargli da contrappunto. Dice il vocabolario, Contrappunto: << Per estensione (a quello musicale), alternanza di motivi stilistici, di temi, di situazioni, in un’opera letteraria, cinematografica, ecc., in modo da realizzare una composizione artistica armonicamente mossa ed equilibrata; scherzoso, accompagnamento: fare il contrappunto a qualcuno, ripetere quello che egli fa.>>
Quindi, lui sfarfalla, io resto a terra. Lui volteggia, io cado. Lui vola, io stramazzo, ruzzolo, capitombolo, m’inerpico per strade di pensieri che forse non gli sono congeniali: è il mio “scherzoso accompagnamento”. E’ un gioco, me lo perdonerà, sempre un segno di attenzione, non vorrei mai essere fraintesa.
Il titolo del suo ultimo pezzo, “Donna Malinconia”, mi ha ricordato la malinconica Penelope, pur se lo scritto non la riguarda affatto. La Regina di Itaca però è uno dei simboli della malinconia e quindi ha buona ragione di godersela tra i malinconici, quelli che “ godono per la loro malattia, e lo stato della solitudine è l’unico che permette loro quasi di nutrirsi (…); né é facile curarli se non quando è ormai troppo tardi, giacché il loro male è visto come stato piacevole del loro essere e vivere.” (A.V.Pirillo)
Rivediamola, la Regina di Itaca, magari in un’altra salsa. Diamole un consiglio, facciamole n’esortazione:
dopo millenni forse aspetta un incoraggiamento per fuggire dai melanconici!
…….
Drappeggiata nel suo peplo, Penelope tesse. Sul suo telaio, scene degli Achei, eroi guerreggianti di un tempo senza fine, dei potenti e imbronciati, sconfitti e vendicanti, e dee forti e dominanti, capricciose e volubili, dispettose e materne.
Tesse Penelope, guardando l’orizzonte. Il mare di Itaca si accende del tramonto e scolora nell’alba, segnando silenzioso lo scorrere del tempo e i sogni di una regina imprigionata che prende il volo davanti alla sua tela.
Silenziosamente dipinge sul telaio, la regina assediata. E chiama a sé con il suo ricamo quell’Ulisse buio e tempestoso, l’eroe indomito e infelice, l’uomo che non trova pace e che combatte con la vita.
Il suo compagno, il suo amante, colui che ella, tutte le volte che lo desidera, raffigura orgogliosa sul telaio: mentre combatte con i venti, lotta con le tempeste, guerreggia con i marosi e con i flutti, si scontra con Vulcano rubandogli il suo ferro incandescente, e poi corre a supplicare Venere, che lo perdoni e vada lei in fondo al mare, a consolare quel dio tradito, storpio ed infuriato.
Sorride triste Penelope, mentre tesse la sua tela. Le pieghe del peplo adesso sono delicate, disfatte e molli nel tepore del suo corpo, ed i capelli morbidi e soffici sfuggono dalla crocchia, cedevoli e flessuosi sulla spalla destra della malinconica regina.
Bella, Penelope. Tenera, vulnerabile. Preda di un amore e dell’amore. Offerta e dono sacro di se stessa, nell’attesa spasmodica e infinita di chi infine giungerà, adempiendo ai sacri voti, portando a compimento i giuramenti e adornandola con i gioielli scintillanti delle promesse divenute realtà. Per lei. Soltanto per lei. La regina sola. La regina assediata. La regina accerchiata. Ma silente, regale, certa. Il suo uomo arriverà, ed ella scioglierà per lui incenso e stelle.
E quel delinquente di Ulisse? Dove accidenti è? Dove diavolo va? Cosa caspita pensa? Perché non le invia Mercurio, o Cupido, o una Ninfa, o un Fauno, a darle notizie di sé? Lui è in così buone relazioni con l’Olimpo! Perché almeno non le fa sapere “amore mio presto ci vedremo, aspettami ancora un po’”, oppure “non mi aspettare più che non è cosa”! Perché è così scorretto, così maleducato! Perché la tiene in sospensione, su un’altalena di luna fatta di attese e di paure! Perché si trincera dietro gli equivoci, dietro i dolori, dietro Circe, Polifemo, le Sirene, e invece non è chiaro, leggibile, cortese!
Ha bisogno della regina e vuole soltanto che la regina esista? E’ pago e soddisfatto della sua attesa e del suo sospiro e però di lei non riesce a disfarsi?
Forza, Penelope, svegliati! Straccia la tela, fattela con i Proci! Tradiscilo, quello strafottente di Ulisse! Non vedi che non ti ama, regina stupida e perduta d’amore? Ulisse non ti vuole. Ma non ha il coraggio di dirtelo. Ulisse non ti pensa. E quando gli torni in mente sente una sorta di insofferenza/rimorso, e ha paura di te! E della tua tela, delle tue tessiture, della tua mente. Ulisse è sgarbato, scorretto, villano. Non lo perdonare, bellissima regina sola. Dimenticalo. Hai tutti i Proci, belli e muscolosi, vogliosi d’amore e pronti alle voglie: goditela con loro!
Se un giorno ti rimpiangerà, saprà quel che ha perduto, quell’incauto di Ulisse! Il tuo compagno, il tuo amante, l’uomo che ti ha conquistato e poi ti ha tradita, perdendoti: non avendo la sollecitudine, la cura e la considerazione di te.
Perbacco, Penelope: svegliati!!! Lasciala andare la malinconia, melassa viscosa che inganna e intrappola!
Fallo per anche per noi, Donne che verremo, e che, nonostante le sciocchezze che ci racconteranno, mai dovremo essere indotte dall’esempio di te!

Lucia Talarico

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