Gioacchino da Fiore e Peppe Pappo

Gioacchino da Fiore

Gioacchino da Fiore

Sed fugit interea, fugit inreparabile tempus… gli anni passano, e con gli anni passano anche gli anniversari: in Calabria, passano invano, perché è del tutto evidente che non gliene importa niente ai seguenti enti e persone:
– Le tre università statali e una privata, più quelle CEPU e telematiche;
– Gli innumerevoli Licei e similia;
– Gli intellettuali, con particolare riguardo a quelli antimafia segue cena;
– I giornalisti stampati e televisivi;
– La Regione;
– Le Province;
– I Comuni;
– I GAL e roba del genere;
– La Chiesa;
– Varie ed eventuali.
Costoro se ne impiparono rotondamente di san Francesco di Paola, figuratevi di Sirleto, Murat, san Nilo, i Giglio, Telesio… sempre ammesso, e non facilmente concesso, che fossero e siano al corrente della fu esistenza di coloro.
Il 2015 sarebbe, a parte Murat, il 750mo (settecentocinquantesimo) della nascita di Dante, avvenuta a Firenze non si sa esattamente quando tra maggio e giugno del 1265. Sarebbe importante in sé, il sommo poeta, padre della lingua eccetera…
In Calabria, sarebbe più importante del resto del mondo tranne Firenze, giacché come tutti… beh, quasi tutti sanno, il pensiero di Dante e la stessa struttura teologica e poetica della Commedia dipendono in gran parte da Gioacchino da Fiore.
Gioacchino, chi era costui? Boh, a quanto pare. Io lo so per dovere di ex professione; ne ho scritto e detto molte volte anche su queste colonne; nel 2015, oltre a vari articoli, ho tenuto due conferenze, a Soverato per la Terza Età, a Crotone per la Società Dante Alighieri: giocavo in casa. Io il mio dovere l’ho fatto. Io!
Tutti gli altri, no. Manco un cenno dalla Facoltà di lettere di Cosenza; manco un colpo di tosse dalla Regione e dintorni; manco un sospiro da Celico, da San Giovanni… Niente dai giornali, dal TG3… Povero Gioacchino, ignorato: participio passato passivo del verbo ignorare, che, come tutti i verbi, detiene anche un participio presente attivo, generalmente di uso sostantivato.
Il prossimo anniversario, uno qualsiasi, quello di don Peppe Pappo (nessuno sa chi è, ma tanto non sanno manco chi fu Gioacchino!), mi faccio furbo e invento che il Pappo nel XII secolo combatteva la mafia e un giorno per sgarro gli bruciarono la coda del ciuco, perciò va di diritto annoverato tra le vittime di mafia con spontanea sfilata di ragazzi e giudici. Volete vedere che mi finanziano il progetto?
Ma non Peppe Pappo non è mai esistito! E con questo? L’importante è il progetto, finanziato.
Gioacchino e Dante, intanto, aspettano il 2021, o, con maggiore probabilità, il 2115. Fugit interea, fugit inreparabile tempus.

Ulderico Nisticò

 

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