I finocchi, maschi e femmine

finocchiAnche nell’antichità i finocchi avevano un ruolo importante e possiamo affermare con una certa sicurezza che ci sono sempre stati; i riferimenti storici ad essi relativi sono molti ed anche tra gli antichi Romani, forse i più forti guerrieri dell’antichità che sono riusciti ad imporre la loro Pax a tutto il mondo allora conosciuto, i finocchi erano noti ed apprezzati per le loro particolari virtù. Non da tutti, ovviamente, ma sicuramente da gran parte della popolazione; lo stesso Plinio il Vecchio, un grande ed apprezzato esperto in materia, ne parla con entusiasmo nei suoi scritti, dove afferma che possono essere maschi o femmine ma rimangono sempre assai meritevoli e da provare ad ogni costo, perché hanno molte qualità –sconosciute ai più- e sono una sorta di regolazione della nostra vita. Sono da evitare soltanto per chi ha la pelle delicata e sensibile in quanto il loro contatto carnoso e sodo può provocare allergia. Oltre che maschi, come dicevo, i finocchi possono essere anche femmine ma sostanzialmente non c’é una gran differenza; entrambi i tipi sono diventati dei protagonisti nella nostra società e, pur se può sembrare strano, l’Italia sta diventando leader mondiale dei finocchi; al punto, anzi, che nel Lazio vogliono legiferare per avere un’indicazione geografica protetta, una sorta di marchio per conoscere ed apprezzarne l’appartenenza. Si dice che già verso la fine del XIV secolo, i finocchi erano in quantità ragguardevole e soprattutto le femmine, di solito slanciate, erano apprezzate in tutte le case e cucinate in vari modi; i maschi, invece, di solito più tozzi e “panciuti”, si consumavano crudi in pinzimonio con sale e pepe. Per tantissimi anni, i finocchi venivano usati nelle osterie per “infinocchiare” i clienti di bocca buona, ossia quando il vino non era di prima qualità. I commercianti, infatti, assieme al vino offrivano ai clienti finocchi o biscotti impastati con i loro semi perché il forte aroma nascondeva, ossia rendeva non facilmente valutabile, la qualità del vino che vendevano. I finocchi, come dicevo all’inizio, erano conosciuti ed apprezzati anche dagli antichi Romani e le virtù di quest’ortaggio furono esaltate per la prima volta dal citato scrittore-naturalista che nei suoi studi aveva osservato come i serpenti, durante la muta della pelle, si cibavano solo di questa pianta. La tradizione popolare ha sempre pensato che i suoi principi attivi aiutassero ad acuire la vista e a fortificare l’organismo; in realtà, i finocchi sono davvero un ottimo alimento per le diete ipocaloriche, utilissimi per la digestione. Un alimento, insomma, che ben rappresenta la dieta mediterranea, ricco d’acqua e di fibre, privo totalmente di grassi ed amido, facilmente digeribile. Anzi, essendo quasi senza sodio ma ricchi di potassio, i finocchi sono assai utili nel combattere la stanchezza susseguente, ad esempio, ad un grande sforzo fisico e ad una relativa abbondante sudorazione, che causa al nostro organismo una notevole perdita di potassio. L’infuso dei semi di finocchio, già da alcune centinaia d’anni, é ritenuto utile come stimolante e diuretico, nonché valido rimedio per arrestare il vomito, per rinfrescarsi l’alito e combattere i primi sintomi dell’influenza. I finocchi, infine, per il loro alto contenuto vitaminico aumentano la produzione del latte materno, impediscono o limitano i processi fermentativi dell’intestino e sono consigliati crudi a fine pasto. La coltivazione del finocchio pare che sia iniziata tra il XIV ed il XVI secolo, quando gli furono riconosciute dalla farmacopea naturale dell’epoca alcune proprietà terapeutiche. Nei nostri climi, ossia in quelli più caldi, i finocchi si seminano a fine estate ed all’inizio d’autunno vengono trapiantati in campo aperto, cosicché già in questo mese d’ottobre compaiono sui mercati e sulle nostre tavole. La distinzione tra maschi e femmine, occorre dire, non ha nulla di scientifico e ci si riferisce solo alla forma che nei maschi é più tozza e nelle femmine più allungata. La stessa etimologia della parola é dubbia, ed incerta é anche la radice latina di foenus-culus, donde finocchio. E proprio per questa non chiara e certa collocazione, col termine finocchio in alcune regioni d’Italia, tra cui la nostra, il termine indica con poco eleganza e molta discriminazione un incerto stato sessuale.

Adriano V. Pirillo

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