I ragazzi e il testo

 Corre la notizia che il 50% dei ragazzi, cioè uno su due, annaspa di fronte a un testo, e non lo capisce. Attenzione, la faccenda andrebbe approfondita, e lasciatemi dire che c’è testo e testo; e vorrei io fare un esamino tra laureati, scoprendo magari che fino alla “donzelletta vien dalla campagna”, passi, ma di fronte a “poi che divelta nella tracia polve” dello stesso Leopardi… e già: divelta e polve… ma tracia, presuppone una conoscenza approfondita di storia romana, nonché delle opinioni di Giacomo sulla guerra civile del 42 a.C.

 Se non che il 50% non capisce testi molto più elementari, mica solo quelli letterari. E magari nemmeno un giornale. Del resto, sono anni che inchieste serie evincono come il vocabolario di tantissimi ragazzi liceali sia di un centinaio di parole, in cui non c’è tracia, polve, e nemmeno ramo del lago di Como che non è un albero.

 Ora, per evidenti ragioni, l’impoverimento linguistico significa miseria culturale, ma anche, direi soprattutto, sociale e morale e politica. Un vocabolario indigente di parole non permette di comprendere nessun concetto religioso, filosofico, ideologico, scientifico; e tanto meno di distinguere tra sensi diversi della stessa parola. Per esempio, qualcuno si svaghi a elencare tutti i significati della parola SPIRITO, e vedreste che buffi equivoci, tra anima, fantasma, idea… e alcol, eccetera.

 Alla notizia del 50%, qualche giornale di stamani se la cavava con i soliti pistolotti, facendo credere che i poveri culturali siano solo i poveri economici. Mandatemi un poco di figli di avvocati e medici, e con 100 e lode alla maturità, e vediamo come sopravvivano a “Non si creda che Dio trasmuti l’arme per suoi gigli” di Dante. E non azzardo aoristi e periodi ipotetici dipendenti di terzo tipo, cosa che, in un Liceo Classico, dovrebbe essere pane quotidiano.

 Così scopriamo che tantissimi figli di ricchi sono esattamente ignoranti come i figli dei poveri.

 Il primo motivo è che magari i genitori poveri sono ignoranti per non essere andati molto a scuola; mentre i genitori ricchi sono ignoranti perché, dopo la laurea, non hanno mai aperto un libro. E che genitori poveri e genitori ricchi non parlano con i figli; i quali non parlano con loro.

 Il secondo è che la scuola, detto in generale, non fa bene il suo lavoro, e, per il nostro argomento particolare, non tutti gli insegnanti parlano con i ragazzi, a parte il minimo indispensabile.

 Il terzo è l’invasione degli americanismi, ormai dilaganti anche negli atti di governo; e nei commenti dei giornalisti che vogliono passare per istruiti.

 Ora sapete che succederà? Non succederà niente; e nessuno assumerà il benché minimo provvedimento, a parte qualche convegno segue cena.

Ulderico Nisticò