“I Sindaci e la movida”. Rispondo al sindaco Ernesto Alecci

Egregio Sindaco Ernesto Alecci,
raccolgo volentieri il suo sfogo di ieri e tento di offrirle un punto di vista più generale dal quale ritengo che discendano le gravi difficoltà di questa complicata estate.

Lei ha perfettamente ragione quando parla di impossibilità di far rispettare “un velleitario distanziamento”, di “flusso enorme di ragazzi che invade di notte la nostra città” e dei “sindaci sempre più soli”, ma aver fatto della nostra cittadina un’accozzaglia di notti sfrenate tollerando il peggio in termini di sporcizia e inciviltà ha causato le conseguenze che oggi lamenta.

Porto alcuni esempi e mi scuso se non potrò essere breve ma Soverato merita disamine attente e appassionate, ché a fare chiasso senza costrutto sono buoni in molti.

Aver accontentato gli esercizi commerciali, oggi per il post Covid, gli anni precedenti per attrarre i ragazzi e la sacra movida, ha fatto sì che “i piccoli intrattenimenti musicali” siano diventati musica sparata alle stelle contro i 50 decibel consentiti, e fino alle cinque del mattino.
Mi sembra inoltre che per tali piccoli eventi occorra una CILA da presentare volta per volta indicando precisa data, e non sommariamente all’inizio di stagione e che, comunque, sia previsto l’obbligo della fine entro la mezzanotte. Nessuno rispetta dette norme e
ciò comporta bevute, ubriacature, vomito e bisogni fisiologici sparsi ovunque. Mi dispiace molto scriverlo, e infatti ne sono impressionata, ma è la verità.

Aver concesso gratuitamente spazi pubblici di proprietà dei residenti per i quali gli stessi pagano fior di tasse, sempre per aiutare i gestori nel post Covid e attrarre i ragazzi e la sacra movida, ha avuto l’esito che Tizio si è allargato abbastanza, Caio si è allungato molto, Sempronio ha chiuso l’intera strada, molto spesso organizzando pure i “piccoli intrattenimenti musicali” che diventano fracasso inaccettabile.

Tutto questo senza la minima remora ma, anzi, con la derisione verso i residenti, “siete vecchi”, “siete morti”, “ci dovreste ringraziare”, “prendetevi un sonnifero”, “andatevene a Torre”, e altre amenità del genere.

Gli spazi pubblici sono della comunità che non ne può usufruire per un determinato tempo e ne è espropriata anno dopo anno. Per il post Covid tali concessioni sono a titolo completamente gratuito e così si constata facilmente che locali che hanno venti posti interni ne hanno cinquanta, cento, esterni. Non poteva essere buon senso concedere all’esterno l’equivalente della capienza interna?

Quanto ho esposto (e non mi allungo in altro) ha ovviamente causato grandissima anarchia e ciascuno fa quello che gli aggrada, perché il post Covid, l’esigenza del turismo (cattivo) e la necessità del guadagno confondono le idee di tanti e allora… salti e salta chi può!

Avrà letto le dichiarazioni a mezzo stampa di Rotundo (Silb) su Soverato “un mondo senza regole”! Addirittura “Soverato è diventata la piazza di tutti, invito chi vuole investire e far ballare le persone senza permesso ad andare al Comune di Soverato che è terreno di tutti, lì si può fare tutto. Soverato è San Marino in Calabria.”
Io mi sono sentita umiliata e amareggiata per la mia bella città, sono certa che altrettanto abbia sofferto lei.

Occorre convincersi che fracasso chiama sporcizia, urla e vandalismi. Chiudere un occhio fa illudere su supposta complicità, tollerare provoca approfittarsi. L’uomo per sua natura è incline alla auto-indulgenza e a Soverato anni e anni di poca temperanza – diciamo così – hanno portato alla situazione odierna con i forti rischi del contagio Covid che paradossalmente sta colpendo proprio la fascia d’età fino ai 29 anni.

E’ una questione di disciplina e di politica lungimirante e “buona”. Non si tratta di non accogliere, essere bacchettoni o contro i giovani e la movida, si tratta di regole, quelle che sono alla base di ogni comunità.

Il suo “appello al buon senso” purtroppo è vano.
Se lei non vuole sentirsi solo, inutile e impotente, stabilisca regole chiare con controlli serrati: orari di ferrea chiusura per i locali, “piccoli intrattenimenti musicali” che siano autorizzati e con il termine perentorio della mezzanotte e dei decibel, spazi pubblici regolamentati.

Inoltre, non si sorprenda, deliberi i parcheggi a pagamento, anche per i residenti fuori dalle loro zone di abitazione. Il Comune incasserebbe denaro per le sue necessità, chi viene nella nostra città pagherebbe per parcheggiare come si fa ovunque, e noi non saremmo costretti a non utilizzare mai l’auto per paura di non ritrovare il posto, sacrificando piccole esigenze della nostra vita che rimandiamo a tempi futuri.
Le assicuro che anche andare a Lamezia a prendere qualcuno che arriva o accompagnare un anziano dal medico è un problema.

La ringrazio per la sua attenzione, Sindaco Alecci, e le auguro il meglio.

Io ritengo che lei possa sapere come si governa, sono le sue competenze di studio e di educazione a suggerirglielo.
Non ascolti facili sirene che ammaliano per poco tempo, lasciando il dopo intriso di guasti impossibili da sanare.

Lei rappresenta tutti, non soltanto i gestori, gli esercenti o i turisti della notte, ma i cittadini “normali”, che sono lavoratori, pensionati, anziani, ammalati, e che concorrono con il loro reddito a sostenere questa nostra amata città per dodici mesi, non per uno solo.

Soverato è di tutti, democraticamente di tutti. Non lo dimentichi mai.

Cordiali saluti e buon lavoro.
Lucia Talarico

#WSOVERATO #IOCICREDO Riconoscerà i suoi hashtag, ci metto anche questa mia, sarà un modesto appunto di memoria.