Il Liceo Classico di Soverato


 I primi Salesiani vennero a Soverato nel 1904; nell’8, don Rua fondò la chiesa di Sant’Antonio, nel ’10 celebrò la Messa. Già attorno al 1927 funzionava un Ginnasio: si chiamava così un quinquennio che ci concludeva con un severissimo esame, e un titolo di studio. Nel 1953 venne istituito anche il triennio superiore, detto Liceo Classico. Era stato aperto intanto l’internato, con apporto di centinaia di ragazzi da ogni parte della Calabria e oltre; e di famiglie ai cui occhi Soverato era il punto di riferimento dell’educazione e della cultura, e della formazione in vista degli studi universitari. Nel 1941 veniva affidata alla “Pia Societas Salesianorum” l’istituita Parrocchia dell’Immacolata.

 Nell’Istituto studiò mio padre; ho studiato, e poi anche insegnato, io; hanno studiato le mie figlie; pensavo che, vecchio nonno, vi avrei accompagnato mio nipote. I fatti, ormai di pubblico dominio, sono di un secolo di storia che volge al termine.

 E poiché i fatti sono fatti, e chi scrive sapete che non è né politicamente corretto né su altri argomenti, è una storia… ma no, una cronaca di lenta decadenza e di ostinato isolamento: posso portarvi vari esempi. Del resto, il pesantissimo bilancio, anche questo a tutti noto, non si è formato negli ultimi giorni, ma è palese effetto di una gestione sbagliata.

 I Salesiani si sono comportati nel 2024 come fossero nel 1953, quando per iscriversi a un Classico qualsiasi, quindi anche a quello salesiano, si faceva la fila; e non è più così, se al Classico non si dà quello che ogni classicità deve avere: l’essere perenne, e non antica. Non è stata tentata alcuna iniziativa parallela, nessuna innovazione è stata introdotta; pochissimo e niente si è fatto per intensificare i rapporti con il territorio. Quando, pochi mesi fa, abbiamo tenuto la manifestazione sugli alberi, indovinate quale scuola era assente? Avete indovinato, anzi il sottoscritto non è stato nemmeno ricevuto al cospetto di direttore e preside, manco fossero l’imperatore e il papa. Fu un successo, quella festa, ma senza di loro. Ah, non avevano nemmeno letto la circolare del Comune.

 E che dire dell’università? Ebbene sì, c’è un’università triennale, che ha sede presso l’Istituto; e che però è come se fosse sul pianeta Marte, e non ha alcun rapporto con Soverato, con la Calabria. Quanti studenti e professori si sono degnati di ammirare la Pietà; o di informarsi minimamente sulla storia di Soverato, che palesemente ignorano e non hanno avuto l’umiltà di chiedere? E quanti cittadini sanno che quella cosa esiste?

 E non vi dico della scientifica operazione di distruzione dell’Unione Ex allievi, che doveva essere un punto di forza della salesianità, ed è stata trattata come nemica: ora non fate finta di non ricordare cosa accadde, e chi fu il colpevole.

 Errori su errori. E che ci stavano a fare gli ispettori e i superiori nazionali e mondiali? Nessuno si è accorto di niente?

 E ora? Che succederà della scuola? Stiamo tentando qualcosa, ma anche questo avviene tardi: e io ne avevo parlato già da almeno un anno.

 E che succederà dell’immane edificio, che è il doppio di quello che si vede dal mare? E che è un bene venuto su anche con i soldi della comunità soveratese; e che se un futuro deve avere, deve averlo decoroso e degno della sua e della nostra storia, e non diventare quello che nemmeno voglio pensare e scrivere.

 Detto questo ex abundantia cordis e con il massimo dispiacere per nostalgia, dichiaro che sono di malo, di pessimo umore per il presente e per l’avvenire.

Ulderico Nisticò