Italia vs Germania… non solo calcio

articoliutenti1“O terra di barbari, guarda il mio sedere ignudo”! Con questo gesto il vescovo di Crotone Giannantonio Campano (1429-1477) si rivolse alla Germania da cui era da poco partito (si trovava già sulle alpi) dopo il fallimentare incontro con esponenti della nobiltà e del clero tedeschi. All’epoca, infatti, c’erano forti critiche emergenti dall’ambiente ecclesiale tedesco contro la curia romana che fu costretta a cercare una strada nuova per una rinnovata immagine della Chiesa, riformando appunto la curia. Il nostro vescovo, poeta e noto umanista (la frase di cui sopra la disse in latino, “Aspice nudatas, barbara terra, nates”!), era stato inviato come oratore ufficiale di una memorabile missione pontificia in Germania, alla Dieta di Ratisbona, al seguito di Francesco Todeschini Piccolomini, nipote del Papa Pio II e futuro Papa anch’egli col nome di Pio III. La missione, tuttavia, non ebbe l’esito sperato dalla legazione pontificia e il vescovo fece quel gesto, poco generoso e sprezzante verso il popolo tedesco, esasperato probabilmente e dall’incomprensione mostrata dai tedeschi e dalla loro ostentata superbia nei confronti della legazione pontificia, senza averne i titoli. Il colto vescovo di Crotone rimase anzi scandalizzato della diffusa ignoranza alemanna quanto a cultura classica in un’età (il Rinascimento), in cui l’Italia vedeva il fiorire d’uomini eccelsi sia nelle lettere sia nelle scienze. Del resto, il nostro Petrarca (1304-1374) non era affatto lontano dai sentimenti del vescovo laddove ringraziava la divina provvidenza per aver fatto si che la natura pensasse a proteggere efficacemente (Ben provide) la nostra esistenza quando pose fra noi e la rozza barbarie dei tedeschi la barriera delle Alpi come difesa (Canzone 128, Italia mia..). L’Italia e la Germania, insomma, hanno avuto “rapporti” sempre contrastati e dolorosi, come insegnano le note e tragiche vicende della seconda guerra mondiale, (deportazioni, stragi, ecc.) specie dopo il tradimento dell’8 settembre che il Malaparte riassunse nei famosi versi …”L’otto settembre è memorabil data: volte le spalle all’infausta alleata già con il ginocchio a terra,corremmo a vincer coi nostri nemici arditamente quella stessa guerra che avevamo già persa con gli amici”. Più recentemente, hanno fatto il giro del modo i video dei sorrisini tra la Merkel e il presidente francese Sarkozi ai danni di Berlusconi, all’epoca presidente del consiglio italiano, cui seguirono e seguono quotidianamente “ramanzine” e “tirate d’orecchi” alla nostra politica economica: senza, ovviamente, dimenticare lo sturm und drung da sempre suscitato dagli scontri calcistici a livello di club e soprattutto di nazionale. Ora, la Germania che pretende, in un colpevole silenzio dei nostri politici, di dare lezioni di cultura politica e sociale nonché di democrazia e libertà all’Italia, rasenta davvero il ridicolo. Un Paese che, solo nell’ultimo secolo ha condotto l’Europa ed il mondo intero in due cruentissimi conflitti che sono stati la vergogna del ‘900, ed ha cercato di distruggere una razza per farne una “superiore”, quasi trait d’union tra Dio e i comuni mortali, non può ergersi a dare lezioni di nessun genere, neppure di briscola, a un popolo che ha sempre dato ed insegnato, con le lettere e con le armi, a tutti gli altri, compresa la recalcitrante Germania di Tacito. Già, perché è dai tempi dell’antica Roma che, i Germani allora ed i Tedeschi oggi, hanno cercato e cercano inutilmente d’imporsi, di millantare la superiorità di Berlino su Roma. Lasciando da parte Tacito e Roma antica, e tornando ai tempi del Vescovo di Crotone mons. Campano, non passò molto tempo che Martin Lutero tanto brigò e turlupinò gli sprovveduti principi ed il clero tedesco, che alla fine li convinse a rinnegare la Curia Romana e a fondare una loro chiesa in Germania. A proposito, ancora, della seconda guerra mondiale, sappiamo con quale fastidio gli “alleati” tedeschi guardavano gli italiani, con quale superiorità piena di compassione Hitler accolse le insistenze di Mussolini ad inviare l’Armir in Russia, considerandoci sempre dei parenti poveri. Questo, almeno sino a quando le cose procedevano col vento in poppa dei tedeschi; ma appena i “parenti poveri” tentarono di trarsi fuori della “protezione” dei ricchi crucchi, essi cercarono di schiacciarli come insetti molesti. D’altra parte, solo fino a qualche anno fa l’ex cancelliere Helmut Schmidt amava offendere gli Italiani, ripetendo divertito: “I carri armati italiani hanno una marcia avanti e quattro indietro”. Che dire, poi, della rabbiosa reazione della compagnia aerea tedesca Lufthansa, che si è rivolta alla Commissione Ue per tentare d’impedire l’alleanza fra Alitalia e Etihad, la compagnia aerea degli Emirati? Ma c’è qualcosa, non ci resta da chiederci, qualsiasi cosa, che sia permesso di fare agli italiani o ai Greci o ad altri popoli europei, senza ottenere l’imprimatur dei tedeschi?

Adriano V. Pirillo

 

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