«La Costituzione sancisce il diritto alla salute, ma siamo davvero sicuri che questo sia riconosciuto anche al popolo calabrese?»

No, non è una triste realtà, è un vero e proprio incubo, quello che sta colpendo la Calabria più di tante altre regioni.
Mentre i numeri dei contagi e dei decessi aumentano, la nostra terra cambia colore e diventa arancione, come se la situazione fosse meno grave rispetto alle settimane precedenti!

Il Comitato Tecnico Scientifico ci consente di “alleggerire” le limitazioni in virtù di qualche assurdo algoritmo. Peccato che nessun algoritmo evidentemente abbia ben chiare le condizioni in cui versa la sanità calabrese, con un sistema ospedaliero inesistente, distrutto da uno Stato che ha preferito far quadrare i conti piuttosto che pensare alla salute dei cittadini, in una terra perennemente commissariata, in cui nessuno fa niente per evitare questo scempio.

Pazienti in attesa per ore nelle ambulanze in fila, ospedali al collasso, operatori sanitari stremati, soggetti che hanno contratto le forme gravi del virus lasciati a casa per mancanza di posti letto, vaccini somministrati in maniera scriteriata… benvenuti nella “Calabria Saudita”!
Col ritorno all’arancione, tante imprese e tante attività dovrebbero essere contente, perché possono nuovamente lavorare. Ma non lo sono. Non lo sono perché la ripresa sarebbe dovuta partire da basi certe, mentre attualmente viviamo nell’incertezza più totale e nella consapevolezza che nulla vi è di risolto, non vi è un piano per combattere questa pandemia e molte scelte sembrano dettate dalla pura casualità.

Un colore non muta il rischio. E il rischio è attualmente troppo alto. È un rischio che da qui a breve potrebbe farci tornare in zona rossa e intascare l’ennesima beffa con cui qualcuno si sta prendendo gioco del popolo calabrese.

Eppure basterebbero organizzazione e pianificazione. Basterebbe tutelare davvero le fasce deboli, somministrarli davvero e in fretta questi vaccini! Dove sono le nuove terapie intensive promesse? Dov’è il piano-Covid? Abbiamo numerosi esempi di Stati che hanno gestito in maniera corretta questa pandemia, perché continuiamo a usare i paraocchi e abbiamo consentito che il tracciamento saltasse?
La Costituzione sancisce il diritto alla salute, ma siamo davvero sicuri che questo sia riconosciuto anche al popolo calabrese?

Dott.ssa Innocenza Giannuzzi
vicepresidente Confartigianato Imprese Catanzaro