La rosa dell’Istria


 Per restare nel genere storico, LA ROSA DELL’ISTRIA batte LA LUNGA NOTTE almeno 999 a 0 (zero!): vicenda umana realistica e con momenti toccanti; attori dignitosi e senza pretese di divismo; regia (Tiziana Aristarco) accurata anche nel linguaggio; scenografia attenta ai particolari. Insomma, si può fare un buon film anche in televisione, se ci si affida a professionisti.

 E se non si casca nella trappola del politicamente corretto. La grande storia (per quanto quasi di sfondo) è mostrata per quello che fu: i “partigiani titini”, chiamati proprio così!, con le loro stragi di italiani in quanto tali, e le foibe; le truppe germaniche e quelle fasciste della RSI, presenti quanto basta e anche meno; l’italianità degli istriani e dalmati. Da brividi la frase “Siamo due volte italiani: per nascita e per scelta”.

 Occorre ricordare i fatti. Il pessimo Patto di Londra del 1915 aveva promesso all’Italia, in caso di vittoria, molto di meno di quanto l’Italia, vincendo, poteva prendersi senza chiedere il permesso agli infidi alleati. Nel 1918 venne occupate da truppe italiane Venezia Giulia, Istria, Dalmazia; mentre restava in discussione Fiume, intanto governata, con spavaldo colpo di mano, da Gabriele d’Annunzio. Nel 1920, Giolitti, alla guida di uno dei governicchi di quel dopoguerra, rinunciò alla Dalmazia tranne Zara; e fece di Fiume una “città libera”; in ben altro e più robusto clima politico, Fiume sarà annessa all’Italia nel 1924.

 I rapporti tra Italia e Iugoslavia furono stabili, finché, nel 1941, Belgrado non parve schierarsi dalla parte inglese. Germania e Italia attaccarono, debellando facilmente l’esercito iugoslavo; ma si scatenò una guerra di tutti contro tutti, in cui fattori politici (fascisti ustascia, monarchici cetnici, comunisti titini) s’intrecciavano con quelli etnici e religiosi (croati cattolici, bosniaci musulmani, serbi ortodossi, albanesi… ). Per i più giovani, basti ricordare quello che accadrà dopo il 1991, e che abbiamo visto, tra laghi di sangue, in ripresa diretta.

 Dopo l’8 settembre 1943, le truppe italiane occupanti Lubiana, Croazia, Dalmazia, Montenegro, Kossovo ed espansione dell’Albania, si dissolsero; e anche quelle tedesche si ritirarono da gran parte del territorio. Rimasti senza protezione militare, gli Italiani dell’Adriatico furono sottoposti ad orrenda pulizia etnica, e molti uccisi o gettati vivi nella foibe.

 Nell’altro atto vilissimo del trattato di pace del 1947, l’Italia rinunciò, rispetto al 1924, a Venezia Giulia, Istria, Fiume, Zara; Trieste divenne una città libera occupata, la città, da truppe inglesi, parte del territorio da iugoslavi. Dopo anni di passione adriatica e Caduti per piombo inglese (ricordiamo, tra gli altri, il catanzarese Francesco Paglia), Trieste tornò italiana nel 1954; la Zona B venne lasciata alla Iugoslavia; oggi Slovenia. Istria e Zara sono oggi della Croazia.

 Gli esuli giuliano-dalmati del 1943-7, furono male accolti in un’Italia succube della sua piatta obbedienza al blocco angloamericano. Oggi non so, anzi non si sa, quanta italianità rimanga nelle attuali Slovenia e Croazia… e, lo dico con dispiacere, non sono più tempi di confini e territori.

 È sempre tempo di memoria, però, e ricordare anche quelli che la grande storia la subirono più che farla. La rosa dell’Istria è stata una buona occasione. Continuiamo così, con prodotti cinematografici e televisivi di carattere storiografico e umano. Recuperare la storia, e raccontare la verità, è fondamentale per ricostruire, nelle coscienze, l’identità nazionale.

 E anche per condurre, come sta avvenendo, una seria politica adriatica dell’Italia.

Ulderico Nisticò