La vittoria della politica e dell’economia

L’intesa tra Italia ed Europa è fatta di tanti particolari tecnici su cui non mi azzardo ad esprimere pensieri. Quello che m’interessa è la conclusione cui è giunto lo stesso Moscovici, persino Moscovici: “E’ una vittoria della politica”, cioè del discutere, del dialogare, del minacciare e poi cedere, del cedere e poi minacciare… insomma, il mestiere della politica, che è l’arte del possibile.

Se è una vittoria della politica, è una netta sconfitta della tecnocrazia, dei plurilaureati in finanza e asini in economia, dei dottissimi iperspecialisti del nulla, e di quelli che, pur di far quadrare i conti, sono disposti a portarci alla fame: i Monti, le Fornero…
È stata battuta l’Europa delle sottrazioni e delle addizioni, del pallottoliere, dei conticini.

È stata sconfitta l’idea che l’euro il dollaro la sterlina siano valori in sé e non, come sono, pezzi di carta con il compito di rappresentare i beni reali.
Ecco il problema: non ci mancano gli euro, ci mancano i beni reali, cibo vestiti case strade eccetera; per comodità, usiamo della carta; ma non è la carta che conta, sono le strade e i vestiti e il cibo.

Viene affermata, implicitamente, la differenza tra economia e finanza; e la necessità di creare l’economia, cioè la produzione dei beni.
I beni, una volta prodotti, vanno distribuiti; o piuttosto si distribuiscono da soli, possibilmente in maniera equa; equa, non uguale, ovviamente: a ciascuno il suo, e sempre in cambio di lavoro.
Aspettiamo dunque i risultati: ma l’intesa di oggi, 19 dicembre 2018, è il trionfo della politica sulle teorie; e dei politici sui professoroni.

I professoroni hanno causato, in Italia, cinque milioni di poveri assoluti; e, come vediamo in tv, anche nella ricca Francia non stanno tanto bene. L’Europa di Bruxelles ha sbagliato tutto; se vuole salvarsi, deve radicalmente cambiare. Oggi sta iniziando.

Ulderico Nisticò

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