L’antifascismo di Telemeloni


 Se qualcuno aveva bisogno di una dichiarazione di antifascismo, ieri sera 29.1.24 gliel’ha fornita chiara, per quanto rozza anzi proprio per questo, la RAI 1, quella che qualcun altro chiama anche Telemeloni. Giuro che ho visto la prima puntata de LA LUNGA NOTTE; ed è stata una lotta contro il sonno che certo non ripeterò oggi e domani. Sarò breve.

1. L’anniversario del 25 luglio 1943 era il 25 luglio 2023; come mai ci rifilano a gennaio 2024 il suaccennato polpettone? Non mi parlate di difficoltà, perché è quasi tutto in interni, e con dialoghi di pochissime battute, e con amerikanismi tipo “assolutamente sì”.

2. A proposito di linguaggio, qualche geniale sceneggiatore fa usare il lei, vietatissimo dal Foglio d’ordini del 1938. Al re si rivolgono con Altezza e non con Maestà… e vari altri errori.

3. Il tono è di chi vuole… o deve immeschinire e rendere volgare ogni cosa che tocca, anche quando dovrebbe narrare un momento tragico della storia nazionale. Se non fossi un signore, scriverei, a proposito di regista e sceneggiatori, un proverbio napoletano con “… a i piccirille”. Mi cadono le braccia.

4. Chi conosce la storia in generale, e quella del fascismo dal 23 marzo 1919 al 28 aprile 1945 (e facciamo pausa!), capisce qualcosa, alla grossa, dello sceneggiato; ma ho sentito e letto di persone normodotate le quali, non specialiste di storia, confessano non aver capito niente. Ragazzi, dal 1943 a oggi sono scoppiate, e sono in atto, infinite altre guerre, eccetera: chi volete che si emozioni per lo sbarco a Gela del nemico… nemico che, secondo la versione ufficiale, poi divenne amico loro. Una gran bella confusione!

5. Ho scritto antifascismo rozzo, a buona ragione. A parte inutili cosce al vento, si mettono in scena veri delitti; e qui delle due è l’una: o è fantasia, e bisogna dirlo; o sono documentati, e allora fuori i documenti. Io, fino a stamani, non trovo notizia di un capitano Niccolai. Se mai, informatemi.

6. Quello che dovrebbe essere il protagonista appare goffo ed erotomane, Grandi un saltafosso, Vittorio Emanuele III quasi uno stordito. Lasciatemi ridere, quando un ragazzino, iscrivendosi a Legge, dovrà comprare il Codice Civile, e lo troverà firmato da “Vittorio Emanuele III re d’Italia e d’Albania e imperatore d’Etiopia; il capo del governo B. M.; il guardasigilli D. Grandi”. Lo rassicuro da sospetto di omonimie: sono proprio quei tre del filmato; e il Codice, con qualche modifica, è ancora in vigore; come mezza legislazione vigente.

7. Sorvolo sulle donne, se no l’algoritmo mi taccia di sessismo. L’unica figura un pochino studiata è quella di Maria Josè, moglie del principe Umberto, che merita, o demerita, un articoletto a parte.

8. La sola cosa interessante, anche se affrontata maluccio, è che alla caduta del fascismo non si arrivò all’improvviso. Lo sbarco nemico in Sicilia, preceduto da immani bombardamenti aerei e vanali, seguito, il 19 luglio, dal bombardamento di Roma, provocò reazioni in molti ambienti che avevano contatti tra loro: gerarchi fascisti o sfiduciati o furbi, militari perplessi, il Vaticano, i Savoia; qualche superstite potere occulto… i servizi segreti del nemico: leggete, a tale proposito, l’art. 16 del trattato di pace del 1947.

9. Contatti, non alleanze: infatti, dopo il voto contrario del Gran Consiglio, i gerarchi si dispersero, subendo diverse sorti; per esempio, Ciano viene fucilato nel gennaio 1944, Grandi morì nel 1988. Il re agì per conto suo, accettando dimissioni che non venivano offerte, e nominando Badoglio.

10. Tutto questo, e quant’altro, lo sa chi lo sapeva già alle ore 21 del 29 gennaio, e non certo con l’aiuto della RAI. E stavolta non ho intenzione di adoperare il “meglio che niente”, come in vari altri casi. Per carità, non è che io pretendessi uno sceneggiato con la proclamazione dell’Impero del 9 maggio 1936 e la folla esultante; ma il rispetto della storia, sì.

11. Stasera e domani sera lascerò accesa la tv su Focus, che quando parla di storia spara a sua volta cavolate immani, però è interessante quando mostra i delicati rapporti sociali dei bisonti del Dakota.

12. Ah, scordavo che il filmato antifa è stato spesso interrotto da pubblicità. Si vede che la RAI si aspettava molti spettatori. Mi piacerebbe sapere che molti, oggi e domani, avranno cambiato canale; così la prossima volta impara, la RAI. Consiglio anche canale 38, Giallo. Almeno sono gialli seri.

13. Alla faccia di RAI Telemeloni, e di una politica culturale di destra, della quale, a tutt’oggi, non vedo nessuna traccia significativa. E non venite a dirmi che hanno nominato Caio o Mevio, perché non basta, se non ci sanno fare.

Ulderico Nisticò