Lettere di Sangue: una sceneggiatura per un film?

Non si può raccontare la trama di un giallo perché si rischia di vanificare lo sforzo di ogni Autore che si augura di inchiodare alla poltrona il Lettore fino alla fine per svelargli il colpevole o i presunti tali. Lettere di Sangue, ultima fatica letteraria di Ulderico Nisticò, Tabula Fati, 2021, euro 10,00 pagg. 120, è fondamentalmente un giallo, anzi due gialli in uno: il primo potrebbe essere definito un “giallo puro”, il secondo, speculare al primo o parallelo, un “giallo contaminato”.

Per giallo “puro” intendo quello poliziesco, fatto di indagini, di interrogatori, di sospetti, di indizi, di fermi, di elementi depistanti come ce ne possono essere in qualunque inchiesta. Per giallo “contaminato” intendo quello che mescola alle caratteristiche predette anche implicazioni o contaminazioni storiche, politiche, religiose, di costume, di verità e di menzogne. Un giallo cominciato nel maggio del 1945 e che è perdurato negli anni nonostante la dipartita di quasi tutte le persone che quel giallo hanno determinato e alimentato con delitti e la complicità di altre persone che si sono via via camuffate subendo strane e stravaganti metamorfosi.

In questo giallo restano “invischiate”, a distanza di tempo, le due giovani amiche, Giuliana ed Eleonora le cui ricerche hanno dei punti in comune. La prima, che dovendo scrivere suo malgrado una tesi politicamente corretta su uno scontro tra una brigata partigiana e un reparto fascista, scopre che in realtà fu “una sparatoria tra pochi”. La seconda, che dovendo eseguire lavori di indagine archeologica e restauro all’interno di un eremo, non può iniziare i lavori per la presenza dell’ultima, anziana suora.

E siccome il giallo data come anno di inizio il 1945, Giuliana ed Eleonora si imbattono inevitabilmente nella storia del Fascismo, nelle sue diramazioni e in tutta la simbologia sopravvissuta nei musei come “labari, gagliardetti, camice nere, pugnali, moschetti e ritratti di Mussolini”. Il giallo diventa così l’occasione per le due giovani per un’escursione “didattica” nell’epoca e nell’ambiente fascista del pre e post guerra. L’Autore, da parte sua, senza mai entrare direttamente nel vivo della vicenda (se non due volte per svelare “quello che non può sapere nessuno dei nostri personaggi”) e mantenendo il ruolo di Narratore con la sua naturale ironia, le guida come una sorta di Virgilio dantesco introducendo figure e personaggi che in quell’epoca e in quell’ambiente credettero per davvero. Quante speranze, illusioni, delusioni, stranezze, follie, insignificanze covano nell’animo della gente! Quanto vergognoso, terminata quella fase storica, fu cambiare pelle nei giorni che vennero. Quanto penoso il disperdersi nell’ambiente, la clandestinità armata, il confondersi, mimetizzarsi, fare scelte sballate, violente, spesso eversive.

Come dicevo, non si può anticipare più di tanto della trama. Diremo tuttavia con le parole dell’Autore che ci sono “monache sante, ignoti delitti, diavoli, morti scomparsi, carabinieri trasferiti, contadini presunti ottimi tiratori, verità ufficiali che non sono vere, indagini proibite”. C’è un luogo, Porretta Terme, dove confluiscono “in un colpo solo” suore, un parroco nero e una famiglia della bergamasca. A far che? Per l’asciuttezza e la densità della narrazione, sembra di trovarsi di fronte a una sceneggiatura cinematografica suddivisa in luoghi e in atmosfere, dove ogni capitolo ha la forma di una scena compiuta e nello stesso tempo sospesa, misteriosa, che rimanda alle scene successive. Figurazioni e comparse che entrano ed escono di scena lasciando però ognuna un segno, un graffio, una commozione, una risata, un tassello di racconto.

Un libro che ammette e riconosce storicamente che l’errore del fascismo fu di abolire tutti i partiti antifascisti, e diventare “regime e sistema”. Un giallo crepuscolare che racconta lo sgretolarsi, la parabola discendente e la dispersione dei fascisti nei rivoli del tessuto sociale a fronte del paradossale sacrificio di alcuni “forse superiore alla stessa morte in battaglia”. Il libro risponde alla domanda di parte di dove sia andata a finire tutta quella passione politica, tutta quella devozione di persone che credettero per davvero in un’idea, giusta o sbagliata che fosse. Ecco, direi che sia questo l’elemento di fondo di un giallo che testimonia il lento sfumare di un’epoca come il defluire inarrestabile di un fiume nell’oceano della Storia.