Miracolo alla Regione e autonomie regionali

Miracolo, miracolo! Dopo che, dal 1970, la Regione Calabria si è segnalata per pigrizia e per incapacità di spesa dei fondi europei (nel 2017, solo l’8,4%), in questo giugno 2019 l’Europa attesta che ha speso, e anche più del dovuto. Leggete bene l’articolo, e vedrete che non tutto è oro: però, rispetto all’inettitudine di mezzo secolo, è un progresso, e ne siamo contenti.

Proprio per questo, ragioniamo sulla questione delle autonomie regionali, che tanto sta terrorizzando i Meridionali; e invece io, meridionalissimo e proprio per questo, sono d’accordo e non vedo l’ora.

Intanto, chiedo: dove sono i deputati e senatori calabresi, mentre si discute l’autonomia del Veneto etc.? vi risulta che qualcuno di loro abbia detto qualcosa a favore o contro o mezzo mezzo; nelle sedi opportune, non nei convegni per gli applausi? A me no, ma siccome c’è qualcuno che mi sta addosso, ebbene questo qualcuno m’informi se e cosa abbiano fatto i parlamentari calabresi di maggioranza e di opposizione.

Perché, amici, il problema è questo, e lo è dal 1861 (anche molto prima, ma qui parlo di eletti), ed è la mediocre o scarsa qualità politica della classe politica. Attenzione alle parole, e vi faccio un esempio grosso: Benedetto Croce fu un filosofo, e niente da dire a parte che non condivido, ma fu un filosofo; ebbene, quando nel 1920 Giolitti gli chiese una riforma della Scuola, fallì miseramente, essendo un filosofo ma pessimo politico. Chiara, la differenza? Del resto, anche io ho una totale padronanza, per esempio, dell’aoristo terzo; ma di fronte alla trigonometria sferica annasperei come un neonato.

La nostra classe dirigente è dunque politicamente pessima, anche nei casi – in verità, nemmeno molto frequenti – di valore personale e professionale. E come mai i calabresi eleggono questi pessimi politici? Ma per tre motivi:

– se li trovano messi in lista, magari in posizioni privilegiate, octroyès;
– sono amici, parenti…
– sperano di ottenere qualcosa.

Risultato: la Calabria in fondo a tutte le graduatorie positive, e in testa al contrario.
L’autonomia, che è spendere del proprio, ci costringerà scegliere meglio? E, se i politici dovranno assumersi responsabilità, non tanto troveremo in lista “ogni villan che parteggiando viene”, come disse padre Dante, ovvero avventurieri e manutengoli, o, nel caso migliore, sprovveduti.

Ma se non li abbiamo, di migliori? La soluzione è superare le attuali regioni meridionale, e farne una sola, una macroregione con Campania, Molise, Basilicata, Puglia e Calabria.
Di questo, parleremo un’altra volta.

Ulderico Nisticò