Montepaone di Francia

Spigolando sulle carte geografiche, carte o internet che siano, si fanno curiose scoperte.
Fondamente, leggiamo, è un comune francese di 312 abitanti del dipartimento dell’Aveyron nella regione dell’Occitania, Francia Meridionale. Fino al 1984, aveva nome di Montpaon, oggi rimasto alla sola stazione ferroviaria: Gare de Montpaon.
Ecco la scoperta, che richiede qualche riflessione.
Molte località della Francia Meridionale portano nome di Mont-; la più nota è Montpellier.

Secondo gli storici calabresi, e in particolare padre Giovanni Fiore nel I Tomo della Calabria Illustrata (a cura di U. N., Rubbettino, 1999), la nostra località di Montepaone ebbe questo nome, in luogo di quello antico di Aurunco, di cui restano tracce. Quando all’etimo, potrebbe avere a che fare con roncola, ed essere quindi un luogo agricolo (Runci è un toponimo diffuso); o con il popolo degli Aurunci del Lazio, presenti però, se li identifichiamo con gli Ausoni, anche nell’attuale Calabria.

Cosa potrebbe legare Montpaon di Francia e Montepaone di Calabria? Ma forse la casata dei Baux (de Baucio, in francese de Baux, in provenzale moderno di Baus e in provenzale arcaico dels Baus; in italiano, del Balzo), provenzale, venuta nel Meridione al seguito di Carlo d’Angiò nel 1266. Un Bertrando fu signore di Squillace nel 1309; e non ci sfugge il torrente Beltrame.
Una curiosità: i del Balzo si vantavano discendenti da Baldassarre, uno dei Magi, e il loro grido di guerra, poi divenuto proverbio in Francia, era “au hasard, Balthasar”; in provenzale antico, “A l’asar, Bautezar!”.

Il nome provenzale Montpaon potrebbe venire con questi feudatari? Sarebbe dunque più antico di Montepaone, se in Occitania i primi documenti di un castrum Montpaon risalgono al XII secolo, quando la località calabrese risulta invece ancora chiamata Aurunco.
Così racconta il Fiore:

II. Lo prova Gio. Domenico Tassoni, con un privilegio del conte Rogiero l’anno 1094, a favore del monasterio di S. Stefano del Bosco, e con una bolla di papa Innocenzo l’anno 1138, e con un altro privilegio dell’imperador Federico II l’anno 1212, e con un breve di papa Honorio, l’anno 1224: e con un decreto spedito dal cantor di Catanzaro, delegato in una lite tra il vescovo di Squillaci, ed il sudetto monasterio di S. Stefano.
III. E finalmente da una deposizione ad istanza del regio fisco l’anno 1514, fatta da un uomo vecchio, qual vantava un età d’anni cento, e più, testificante apertamente, che l’oggidì Montepaone fosse l’antico Arunco: quello, che per le spesse scorrerie de’ barbari cambiato sito, si trasportò alquanto più sopra, mutandosi come di sito, così di nome, da Arunco in Montepavone; forse dalla bellezza della nuova positura. E tanto poi decretò in questa causa il Sagro Consiglio di Napoli, per mandamento di Sua M[aestà] C[attolica], decretando, che Montepavone fosse il medesimo, ch’il già Arunco.

Il racconto è chiaro: per qualche tempo convissero i due nomi, Aurunco e Montepavone, questo forse più in alto; e divampò una vivace discussione, fino all’intervento dello Stato. Era re Ferdinando d’Aragona, Sicilia, Sardegna e dal 1503 anche di Napoli, nel cui nome si ottenne nel 1514 l’ufficializzazione di Montepaone.

I nomi ufficiali, giusto o sbagliati che siano, s’impongono sempre, e oscurano quelli precedenti; come Calabria, Caulonia, Crotone, Lamezia T., Locri, Petilia Policastro, Vibo Valentia…

E il pavone? Sacro per gli antichi a Era Giunone, è simbolo di immortalità, dell’onniscienza di Dio, ma anche di etica cavalleresca: e questo ci riporterebbe ancora ai nobili provenzali.
La parola paon è la forma francese di pavone, entrambe dal latino pavo; la forma dialettale Muntipaùni/a, ci conduce ala latino. In greco, la parola è ταώς, e una località Tao è in Tropea; si trova anche παών. Una pulce nell’orecchio anche per Montauro? Ma di questo, un’altra volta.
Ecco un argomento meritevole di approfondimento.

Ulderico Nisticò

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