Ombrelloni su spiaggia libera per tenere il posto sequestrati nel soveratese


I militari della Guardia costiera di Soverato hanno sgomberato da un copioso quantitativo di attrezzature balneari lasciate incustodite, la spiaggia libera dei comuni di Sant’Andrea Apostolo dello Ionio ed Isca sullo Ionio.

In particolare, 784 oggetti tra lettini, ombrelloni, sdraio e simili sono stati rimossi e sottoposti a sequestro, restituendo alla fruizione una ampia porzione di litorale che sino al momento dell’operazione, risultava indebitamente occupato. Le attrezzature sequestrate sono state affidate in custodia giudiziale alle amministrazioni nella cui giurisdizione ricadono le aree di demanio marittimo interessate.

Inoltre, nel corso della settimana anche la Guardia Costiera di Vibo Valentia Marina ha intensificato i controlli lungo tutto il litorale di competenza, rafforzando il dispositivo operativo già messo in atto nell’ambito dell’operazione “Mare sicuro”, finalizzato a garantire la sicurezza di bagnanti e diportisti, nonché il corretto espletamento delle attività balneari a favore della collettività.

Le verifiche condotte lungo il litorale, finalizzate a verificare il corretto uso degli arenili liberi, hanno permesso di individuare e porre sotto sequestro numerose attrezzature balneari di vario genere (ombrelloni, lettini, sdraio) lungo la “Costa degli Dei”, illegittimamente posizionate sulle spiagge da privati al fine di precostituire una riserva di posto in “prima fila”.

Nello specifico, in località Bivona del Comune di Vibo Valentia, i militari della Guardia Costiera oltre alle attrezzature balneari hanno rimosso un gazebo in legno arbitrariamente posizionato sulla spiaggia che oltre ad impedirne la libera fruizione rendeva difficoltoso il transito dei mezzi incaricati dalla Civica Amministrazione per la pulizia dell’arenile.

Ulteriormente personale della Guardia Costiera di Tropea, congiuntamente alla Polizia Locale di Ricadi, ha rimosso e posto sotto sequestro oltre 170 tra ombrelloni, lettini e sedie posizionate in maniera abusiva lungo le spiagge di “Santa Maria di Ricadi”, in violazione delle norme che sanciscono la libera fruizione del demanio marittimo.