Parenti e amici “saltavano” le liste di attesa negli ospedali. Tre medici denunciati in Calabria


C’era chi favoriva amici e parenti, chi invece eseguiva gli esami specialistici privatamente nonostante ci fosse indisponibilità nell’intera Asl in cui operava. Ma l’elenco dei 26 medici denunciati dai carabinieri per aver ‘manomesso’ le liste d’attesa in ospedali e cliniche convenzionate è lungo e attraversa l’Italia intera, da Torino a Palermo.

I Nas hanno analizzato 3.884 agende di 1.364 strutture, tra ospedali, ambulatori e cliniche, sia pubbliche che private in convenzione con il sistema sanitario nazionale.

I reati contestati agli indagati, tutti medici o infermieri, sono quelli di falsità ideologica e materiale, truffa aggravata, peculato e interruzione di pubblico servizio.

Tra i casi più rilevanti, ci sono quelli scoperti dai Nas di Milano, Torino, Perugia e Catania. I militari hanno individuato medici che stravolgevano le liste d’attesa per aiutare amici e parenti. Pazienti privati che all’improvviso riuscivano a saltare in cima alle liste eludendo le classi di priorità.

A Reggio Calabria, invece, i militari hanno denunciato tre medici che fornivano prestazioni private nonostante avessero contratti di esclusiva con aziende sanitarie pubbliche.

I Nas di Roma, invece, hanno scoperto un camice bianco che eseguiva esami di gastroenterologia e colonscopia in intramoenia extra-muraria nonostante ci fosse indisponibilità nell’intera Asl di appartenenza. Tra i casi segnalati dai carabinieri all’autorità giudiziaria c’è anche quello di un radiologo della provincia di Perugia che svolgeva attività privata in un altro ospedale, pur trovandosi in malattia.

Le indagini dei Nas hanno consentito di rilevare 1.118 situazioni di affanno nella gestione delle liste di attesa e il superamento delle tempistiche imposte dalle linee guida del Piano nazionale. In 195 casi, è stata riscontrata la sospensione o la chiusura delle agende di prenotazione, in parte condotte con procedure non consentite oppure determinate dalla carenza o assenza di operatori senza prevederne la sostituzione.

Proprio per questo a Palermo, Reggio Calabria, Latina e Udine, i carabinieri hanno denunciato 14 dirigenti e medici per il reato di interruzione di pubblico servizio.

L’accusa è quella di aver arbitrariamente e ingiustificatamente chiuso le agende di prenotazione nel periodo estivo, posticipando di conseguenza le visite, per consentire al personale di poter fruire delle ferie o svolgere indebitamente attività a pagamento.

Un ulteriore aspetto emerso dai controlli è la mancata adesione di cliniche e ambulatori privati, già convenzionati, nel sistema di prenotazione unico delle aziende sanitarie, allungando così le già estenuanti liste d’attesa regionali.