Processi e politica, e quota 100

Non voglio farla lunga, ma ricordo a me stesso tanti procedenti storici, tutti delle democrazie: Atene, Firenze, gli USA, dove spesso entrarono, ed entrano nella politica i giudici, allargando sempre di più il loro potere. Quando tentarono di far fuori i Medici del XV secolo, i loro nemici si arrampicarono su qualcuna delle infinite leggi fiorentine, tra cui il tentativo di dimostrare che quelli erano nobili, e perciò esclusi, invece che usurai plebei quali in verità erano. Per inciso, andò a finire che i Medici regnarono fino al 1737, finendo solo per estinzione fisica della famiglia.

Oggi dei giudici di Catania, in evidente contrasto con altri giudici di Catania, leggono un articolo del Codice Penale, e con quello vorrebbero incriminare Salvini. Se non che, il CP è quello Rocco del 1930, codice non solo e non tanto fascistissimo (lo è più il Civile), ma nazionalista, quale Rocco era, e, stando alla volontà del legislatore, mi pare difficile pensare che il CP del 1930 punisca uno qualsiasi – ministro o doganiere – che tenga lontano dai confini degli stranieri irregolari!!! Vero che i giudici tirano fuori un mucchio di convenzioni internazionali, ma sono confuse e contraddittorie, e altri giudici sono costretti a confessare che gli Stati europei, ugualmente tenuti a rispettarle, in realtà finora se ne sono fregati; e gli unici polli siamo noi, furbetti e coop a parte.

Poi arriva Salvini, blocca la misteriosa nave olandese e tedesca, e l’Europa si deve arrendere. Ma questo è un fatto politico, spero. I giudici di Siracusa, però, possono incriminale anche Francia, Germania, Lussemburgo…
Attenzione, ora: è politicamente ovvio che non si voglia cadere nel gioco di tre giudici, ripeto nemmeno d’accordo con altri giudici dello stesso caso. Ovvio, perché, detto in generale, sarebbe un precedente terribile, e ogni ministro (anche un futuro ministro PD, ammesso che mai ne ritorni uno… ) sarà sotto la minaccia di qualsiasi giudice di pace per un qualsiasi motivo! E magari dovrebbe, il ministro, trascurare i suoi doveri per andare e venire da un tribunale…

Eh, lo sappiamo bene che se uno qualsiasi incappa nei meccanismi impazziti della nostra venerata Magistratura, non ne esce più. Nel nostro caso, dovrebbe andare a Siracusa invece di stare a Roma; e appena arrivato, scoprire che è malata la nonna del cancelliere… e rinvio a ddd. Chiunque ci è passato, lo sa.
È urgente la riforma della Giustizia? Sì, a cominciare con la revisione delle circa 150.000 leggi che vagano per la Fatal Penisola; incluse quelle internazionali. Dublino, come scrivevo ieri, è cancellata di fatto; l’ultima battuta di spirito dell’ONU non è stata firmata dall’Italia. Bene.

L’ultima degenerazione di uno Stato è quando trionfa la dicastocrazia, ovvero il potere dei giudici. In punta di diritto, alla dicastocrazia non c’è mai fine, e qui finiamo tutti in galera.

Di corsa verso Quota 100. Vi ripeto che è un fatto esistenziale: chi se ne vuole andare, se ne vada. Si farà due conti con i soldi, ma forse ne guadagnerà in salute.
Molti, secondo me, andandosene faranno del bene alla Pubblica amministrazione eccetera, e, per quanto ne so io, alla Scuola.

Ci sono ragazzi… beh, uomini e donne di 35 anni, con lauree serie e studi seri ed energie, che darebbero tanto al lavoro, se venisse loro lasciato il posto da quelli che “ci sono entrati” sanno loro come: ovvero, in dialetto calabrese, “s’azziccaru ‘nta… ”.

Ulderico Nisticò

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