Ragazzini con il coltello


 Spero che il reato sia prescritto, però vi racconto lo stesso quando, nel febbraio o marzo del 1969, andammo a scrivere nella sede centrale dell’Università, a caratteri cubitali, CON LE [omissis] DI NIXON [omissis] BREZNEV. I due, rispettivamente un americano e un sovietico, sono trapassati da un pezzo, e non certo per mano nostra; però come esempio di conflitto politico per opera di un non ancora 19enne e suoi sodali, spero vi basti. Quando leggo di una piccola scazzottata tra liceali, finita in parlamento e forse solo spacciata per politica (o pensa il magistrato, pare, si tratti di tutt’altro), quasi quasi mi cade una lacrima di nostalgia per i tempi belli in cui i ragazzini facevamo politica, e di alto sentire. Oggi che va a votare per le regionali il 40%, e i ragazzi…

 …che posizione hanno i ragazzi di oggi su Russia e Ucraina? Nessuna, giacché la stragrande maggioranza non sa manco dove siano, dopo l’abolizione della geografia. Ammesso sappiano siano due Stati! Sono tutti “contro la guerra”, i ragazzi, ma per loro la guerra del Don è lo stesso della guerra di Troia… per altro abolita a sua volta dai programmi scolastici.

 Anche le altre materie non stanno benissimo, se uno studente su quattro – cifre ufficiali – non arriva al diploma, e pianta la scuola per altre destinazioni. E mica lavorative: bighellonare per le strade, e con un coltello in tasca; sniffare e spacciare. Frequentissime sono le zuffe in piazza; l’ultima, dalle nostre parti, Cosenza; ieri uno studente ha accoltellato il collega… per donne? Ma no, per una lite alla macchinetta delle merendine.

 Gran fallimento della scuola, della famiglia, degli oratori, che, semplicemente, non educano, ma insegnano il relativismo di qualsiasi cosa come fosse un valore e non quello che è, il rifiuto parafilosofico dei valori, di qualsiasi valore, e l’uguaglianza di tutto e di tutti: un risultato che si può ottenere solo cadendo, crollando in basso, molto in basso, zero! Ecco il minimo comun denominatore dei giovanissimi: lo zero.

 Così i ragazzi crescono… e crescono da soli, e senza miti, senza ideali, senza idee. Senza idee di nessuna specie, e figuratevi se hanno idee politiche: un bagaglio per il quale bisognerebbe conoscere opinioni e fatti e date e cose concrete, cioè studiare. E se vengono così educati male o niente, ritengo sia il caso di interrogarsi anche sulla qualità degli educatori istituzionali, e che esempi diano

 Della quale dubito moltissimo. E già, non basta conoscere il teorema di Euclide o il perfetto medio, per essere un insegnante. Sempre ammesso e non di per sé concesso…

Ulderico Nisticò