RED ISTRIA

Ho visto, ovviamente, il film su RAI 3. Cominciamo con i difettucci:

– Strano titolo in inglese, Red Land, per una vicenda che riguarda Italiani, Tedeschi e Slavi;
– Red Land = Terra Rossa. Pare fosse chiamata così l’Istria. Rosso è colore dei comunisti, e passi; ma se volevano alludere al sangue, per quanto ne so io, è blod.
– I fascisti non davano del lei, vietato dal 1938.
– Agli ufficiali ci si rivolgeva con “signor generale”, e non “generale” e basta.
– I fascisti della Repubblica Sociale non portavano le mostrine con le stellette monarchiche, ma i fasci. In piena Repubblica Sociale, si vede una bandiera sabauda.
– In una scena insensata, arrivano per caso i Tedeschi e fucilano gente a caso.
– I Tedeschi sono cattivi, gli Slavi sono malvagi; gli Italiani sono miti e vittime: l’unico che tiene in mano una pistola, la usa per suicidarsi. Vi pare serio?
– Le interruzioni pubblicitarie sono insopportabili.

E andiamo ai pregi del film.

1. Il solo fatto di girare un film sulle tragedie delle terre italiane di Dalmazia e Istria, è un atto di coraggio.
2. Mandarlo in tv, Terza rete, e in concomitanza con Sanremo, è un atto davvero temerario! Bene.
3. I comunisti titini vengono presentati nel loro peggio, anche cinematograficamente, con facce e atteggiamento da mascalzoni e selvaggi. Del resto, chi volesse una prova dei fatti del 1941-5, basta si ricordi dei fatti, ben più recenti, dopo il 1991, ugualmente canaglieschi da ogni parte, incluso il bombardamento NATO, presidente del Consiglio D’Alema e ministro Mattarella.
4. Si mostrano gli assassini di massa degli Italiani, e le foibe.
5. La parola “comunista” viene usata senza il solito sorriso obbligatorio come se fosse una cosetta simpatica: andatelo a dire a Mosca!
6. La storia è raccontata con correttezza, anche se troppo rapidamente: l’Italia possedeva, dal 1918-24, Venezia Giulia, Istria, Fiume, Zara; nel 1941, Germania e Italia occuparono l’allora Regno di Iugoslavia; l’Italia si annetté Lubiana e gran parte della Dalmazia; il 25 luglio 1943 cadde il fascismo; l’8 settembre, Badoglio annunziò (la faccio breve) l’armistizio. TANTI IGNORANO I FATTI, E ALMENO CON LA SCUSA DEL FILM SE LI CHIARISCONO.

Ignorano anche che l’Italia fascista ebbe la mano pesante nei confronti delle lingue slave, cercando di rendere obbligatorio l’italiano.
E che le nostre truppe di occupazione dal 1941 al ’45 fecero esattamente quello che fecero tutti gli eserciti coinvolti, ovvero: bulgaro, cetnico (monarchici serbi), comunista di Tito, italiano monarchico e italiano della RSI, tedesco, ungherese, ustascia (fascisti croati); e non c’è da escludere nessuno; e, da storico, v’informo che le bande titine non furono né meglio né peggio: quanto dire. E basta con questi italiani buoni, perché non corrisponde al vero; nemmeno il contrario.

Scopo di Tito era la creazione di una Iugoslavia sì socialista (avremmo molte riserve anche su questo), ma soprattutto Iugoslavia indipendente e da Mosca e dagli Occidentali, e facendo leva sullo slavismo. L’eliminazione fisica degli Italiani di Dalmazia e Istria era una condizione per lui necessaria, e venne attuata nel più orrendo e spiccio dei modi.

Nel 1947, l’Italia di De Gasperi, prona ai vincitori, si affrettò a firmare (vietata ogni discussione), il trattato di pace, cedendo Venezia Giulia, Istria e Zara alla Iugoslavia; e subendo Trieste un’assurda città libera. La Zona A, urbana, restò sotto occupazione britannica (il catanzarese Francesco Paglia, cui è dedicata una nota via, venne ucciso da poliziotti inglesi durante una protesta); la B, fu occupata dalla Iugoslavia. I profughi dalmati ebbero fastidiosa e triste accoglienza in patria.

Trieste tornò all’Italia nel 1954. La questione della Zona B si trascinò fino al Trattato di Osimo del 1975, e oggi il territorio è della Slovenia. Ne diremo meglio.
Conclusione. Benissimo aver ricordato con un film i massacri degli Italiani. Ristabilita la verità, pensate che la storia va avanti per la sua strada.

Ulderico Nisticò

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