Tutti sappiamo per prova diretta che i negozi mostravano il desolante spettacolo degli scaffali vuoti, perché non riforniti dai TIR in protesta.
Sarebbe utile che qualcuno utilizzasse l’occasione per analizzare, dati alla mano, che cosa compriamo e da dove viene.
Perché delle due è l’una: o sono merci prodotte in Calabria e trasportate da un luogo all’altro della Calabria; o sono merci che vengono da fuori. Io con queste righe pongo il problema, senza avere alcun modo per dare una risposta.
Si muova dunque chi può farlo, e in particolare chi queste cose deve studiarle per mestiere: gli economisti, detto in generale, e in particolare le facoltà universitarie.
Una parentesi: le ormai innumerevoli università calabresi non dicono mai niente su niente che possa sfiorare argomenti politici e sociali. Se no, “pare brutto”?
Che cosa ne dice la Regione? Niente, ad evidente somiglianza della sua famosissima Cabina di regia della cultura.
Che ne dicono i politici europei, nazionali, regionali, provinciali, comunali? Niente di calabrese, a parte il non dire niente in generale.
E invece servirebbe saperlo subito, cosa compriamo e cosa mangiamo; quanta roba degli scaffali è nostrana, e quanta (sicuramente tanta di più) importiamo, e da dove.
E se potremmo invece produrre in Calabria.
Si facciano sotto gli studiosi di mestiere. Secondo voi, lo faranno? Ahahahahahahah!
Ulderico Nisticò