Secondo passo, il governo

Fino allo scorso 4, soffiava arietta di inciucio, detto anche “responsabilità”, ovvero, sottinteso, “ce lo chiede l’Europa”. La cultura più o meno ufficiale, la stampa politicamente corretta, e la prefata Europa non immaginavano i risultati elettorali; e tanto meno che a perdere fossero gli attori dell’inciucio: né la pesantissima sconfitta del PD, né che Forza Italia venisse battuta dalla Lega. Temevano un successo dei 5 stelle, ma non così clamoroso.

I numeri sono stati chiarissimi. Gli elettori:

– se ne impipano rotondissimamente dei giornali e altri predicozzi;
– non hanno affatto creduto alla “ripresa” proclamata dal governo Gentiloni;
– non si sono accontentati dei tardivi provvedimenti di Minniti, e non hanno dimenticato anni di sbarchi, con relativi affari o sospetti o dichiaratamente illeciti;
– hanno puntato sul nuovo, cioè 5 stelle e Lega: un nuovo imperfetto, discutibile, ma nuovo e nei confronti del PD, e nei confronti di un centrodestra malato di moderatismo compromissorio.

Ebbene, i vincitori delle elezioni hanno eletto i presidenti delle Camere: sarebbe, guarda un po’, la democrazia! Mi viene da ridere, quando devo impartire lezioni su questa materia a me non particolarmente simpatica: però, “è la democrazia, bellezza”, e funziona così; e non funziona che la gente vota, e poi decide di nascosto qualcuno.
Salvini è stato abilissimo: ha soddisfatto FI con il Senato; perciò può accampare l’evidente diritto di essere incaricato di formare il governo.
Se badiamo ai nudi numeri, basterebbe un accordo tra Lega e 5 stelle; ma i fatti politici sono più complessi; e un governo non basta farlo, bisogna che si regga, possibilmente a lungo.

Non gioco alla fantapolitica: vedremo se i prossimi giorni ci daranno una soluzione ugualmente accorta di quella cui oggi, 24 marzo, abbiamo assistito.
Qui desidero affermare che un governo serve. L’Italia ha urgenza di:

– un governo che governi, senza esitazioni e rinvii;
– un governo che s’imponga all’Europa, senza falsi pudori nei confronti di Francia e Germania;
– una politica estera forte nei confronti del Mediterraneo, e non solo sulla questione dei “migranti”; un piano per aiutare l’Africa in Africa;
– la ripresa reale, non dell’economia sulla carta, ma della produttività e della distribuzione dei beni e servizi;
– perciò, una politica dei lavori pubblici, ovviamente rapidi e seri;
– una politica culturale positiva, con la fine immediata della depressione spacciata per intellettualismo: voglio vedere un film girato in Calabria e senza mafia;
– sostegno alle famiglie e alla natalità;
– interventi immediati a Sud, e non con ZES e altri trucchi e miracoli, ma di economia effettuale, che, per sua natura, richiederebbe lavoro; lavoro, non “posti” parassitari.

Per tutte queste e altre cose necessarie, s’impongono due condizioni:

– metodi e mentalità nuovi;
– nuove persone, sia nelle strutture politiche sia nella società civile.

Corollario: i “nuovi” si guardino le spalle dai colpi di coda del sistema, dove uno Juncker o uno tipo Scalfaro 1994 o un avviso di garanzia sono sempre in agguato.

Ulderico Nisticò

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