Tre miliardi per la Calabria: spenderli e come spenderli



Giorgia Meloni e Roberto Occhiuto hanno stretto un accordo per assicurare alla Calabria 3.000.000.000, tre miliardi di euro, pari, per i vecchietti come me, a seimila miliardi di lire. Bene. Non è la prima volta, però, e dal 1970 la Calabria ha ricevuto vagonate e vagonate di soldi italiani ed europei, che non ha spesi, rimandandoli verginelli a Bruxelles o a Roma.

Di chi fu la colpa?
1. Dei seguenti presidenti di Regione: A. Guarasci, A. Ferrara, P. Perugini, A. Ferrara di nuovo, B. Dominijanni, F. Principe, R. Olivo, G., Rhodio, D. Veraldi, L. Meduri, A. Loiero, M. Oliverio e A. Viscomi di centrosinistra; e G. Nisticò, B. Caligiuri, G. Chiaravalloti, G. Scopelliti e Stasi, Santelli, e Spirlì centro(destra). Aggiungiamo assessori e consiglieri. Di costoro è stata palese l’inettitudine politica. Occhiuto dichiara di aver trovato due miliardi non spesi della gestione (???) Oliverio Viscomi, e di essere urgentemente corso ai ripari.
2. Dei loro impiegati, quasi tutti assunti per raccomandazione, e quasi tutti appartenenti alla diffusissima categoria calabrese degli IGNORANTI CON LAUREA, che sono il peggio, in quanto “u ciucciu è ciucciu pecchì si pensa ca sapa”.
3. Della cultura calabrese sempre solo piagnona e utopistica, e che mai ha presentato una proposta seria. Proteste? Ahahahahahahah! Ve lo immaginate, l’intellettuale calabro che fa nomi di politici? E poi non gli danno il premio letterario, la cittadinanza onoraria, l’acquisto di copie… Avete mai sentito dire mezza parola le università calabresi? I miei amici meridionalisti della domenica se la pigliano con Nino Bixio, ma solo dopo essersi accertati che morì, e nel lontano 1873, quindi non può fare un favore. Parlare dei vivi? Non sia mai!
4. Dell’opinione pubblica e giornali e tv.

Insomma, un bell’elenco di colpevoli. Oggi Roberto Occhiuto, sorretto da Giorgia Meloni, garantisce che i tre miliardi saranno spesi. La notizia mi consola.
Intanto, spendere quei soldi metterà in movimento la nostra stantia economia passiva, e darà lavoro a professionisti, tecnici, operai. L’operaio che lavora porta il pane a casa; il negoziante vende il pane; lo compra dal fornaio; il fornaio compra la farina; il mulinaro compra il grano dal contadino… E i soldi fanno il loro compito, secondo san Tommaso d’Aquino: Usus pecuniae est in emissione. Tradotto: i soldi esistono quando vengono spesi e circolano, se no sono fogli di carta a fare la muffa.

Abbiamo poi ben noto bisogno di infrastrutture, se la gran parte degli edifici pubblici risale a mezzo secolo fa; e rifarli costa meno della continua manutenzione; e urgono le strade e ferrovie. In testa a tutto, il ponte sullo Stretto. Però, anche la mia Trasversale e la 106…

Se avanzano soldi, serve un’ampia e densa attività culturale, bene inteso nel senso di culturale nel senso più classico del termine, quello di conoscenza e diffusione, quindi con esclusione di piagnistei segue cena, e di film in pseudodialetto con sottotitoli in pseudoitaliano.

La Calabria, detto in generale, patisce una desolante ignoranza della propria storia (tranne Pitagora inventato di sana pianta: ahahahahahah); e del proprio ingentissimo patrimonio storico e artistico. Due esempi:
a. Viene la Metsola, che è maltese, e nessuno le fa notare che Malta brulica di Mattia Preti.
b. Viene l’ambasciatrice svizzera, e nessuno la porta nemmeno a vedere i Bronzi, e lei dichiara che in Calabria ci sono i boschi: formalocchiu! E nessuno le ha fatto notare che solo da Scolacium a Squillace ci sono più arte e più storia che in tutta la Confederazione Elvetica con tutti gli orologi a cucù!

Conclusione: c’è molto da fare, con i tre miliardi. E, zingarescamente ragionando per intuito, stavolta ho una certa fiducia che non li rimanderemo indietro. Adelante!

Ulderico Nisticò