Adesso, un governo che governi

 Premessa filosofica. Afferma Aristotele che tre sono i governi buoni: monarchia, aristocrazia, democrazia; e tre le loro degenerazioni: tirannide, oligarchia, anarchia. Buoni o degenerati, voleva dire capaci o meno di governare. E se un governo non è capace, il popolo se ne accorge non con teorie e ideologie, ma sulla sua pelle.

 Applicando l’antica filosofia ai giorni nostri, e con i numeri che state leggendo, la democrazia che, con i suoi innumerevoli difetti, vige in Italia, ha dato dei risultati nettissimi; e, si spera, indenni da trucchi e trappole varie, e lo dico con buona pace di Ursula.

 Adesso, un governo che governi. È la quarta volta che, nella più o meno cosiddetta Seconda repubblica, cioè dal 1994, vince il centrodestra; la novità è che oggi è un destracentro, se consideriamo le percentuali della Meloni anche rispetto a Berlusconi e Salvini: la Lega è in forte calo. Se i numeri sono numeri, è un destracentro netto all’interno di un centrodestra vincente.

 Per quelli che amano i simboli, pensate alla fu Stalingrado d’Italia, la famosa Sesto San Giovanni, dove viene battuto un simbolo vivente dell’ideologia di sinistra, Fiano, e per mano di Isabella Rauti, figlia di Pino; e, lo dico per quelli che amano la geopolitica, che pure vuole dire la sua, originaria di Cardinale. Battuto, a dire la verità, anche Sgarbi: ma questa è palese dimostrazione della differenza tra consenso e successo, tra applausi e voti, che non sono affatto sinonimi!!! E se pensate che ha vinto Casini…

 Dopo le percentuali, veniamo ai seggi: e qui la vittoria del destracentro è totale. Ebbene, siccome i governi si fanno in parlamento (lo so che non è vero nei fatti, però così sta scritto nella carta del 1948), il destracentro può fare un governo anche stasera 26 settembre.

 Ebbene, cosa vorrebbe un elettore di destracentro, anzi di destra? È presto detto:

– politica estera senza sudditanze nei confronti di nessuno, USA ed Europa e Ursula incluse;

– garanzia dell’ordine pubblico, in forma preventiva;

– riduzione al minimo di clandestini: basta che le navi straniere vadano a sbarcare dove hanno la bandiera;

– economia produttiva fondata sul lavoro nel senso di fatica, e di valorizzazione delle genuine risorse nazionali;

– aiuti a chi ne ha bisogno, ma senza assistenzialismo;

– cultura di destracentro, e basta con i piagnistei retribuiti e il lacrimatoio spacciato per idee;

– politica seria e positiva della gioventù, finora abbandonata a stessa anche nella scuola, e cui viene presentato un modello di vita o edonistico o malato.

 Per oggi, basta. Rifletteremo poi sulla Calabria.

Ulderico Nisticò