Economia a rotoli, e sudore della fronte

Dopo la rinuncia di Berlusconi, resta una figura super partes, anzi una infra (omnes) partes, cioè è stato da tutte le parti: Casini. Attenti alla data: sto scrivendo domenica 23, quindi sono libero di esprimere la massima disistima per il personaggio; se lo eleggono il 24, commetterei reato. Lo stesso per Amato, e vari altri nomi.

Oppure… volete vedere? Sorpresa!

 Oppure, che ne dite di Draghi? Per quello che hanno fatto lui e la sua supermaggioranza, possiamo senza perdere niente collocarlo a tagliare nastri e premiare con alate parole i bimbi buoni.

 Ma, francamente, quello del presidente della Repubblica è l’ultimo dei miei pensieri. Mi sta a cuore, diciamo che mi angoscia l’economia che va a rotoli.

 Stanno tutti aspettando dall’Europa i 191 (ex 209) miliardi del P[iano] R[ripresa] e R[esilienza: sta cosa, che sarà mai?], che arriveranno in sette (07) anni, a cominciare dalla primavera; o così dicono.

 Attenzione, non sono un regalo, sono un prestito.

 Intanto serpeggiano notizie funeste, e nonostante l’ordine di servizio alla “libera” stampa e tv di parlare sempre e solo benissimo di Draghi e soci. Basta una passeggiata per Soverato, detta anche Perla eccetera, per vedere saracinesche abbassate e patetici cartelli AFFITTASI e VENDESI. Lo stesso per appartamenti, per interi stabili palesemente privi di abitanti.

 Parlo di Soverato perché ci vivo; ma non credo sia tanto meglio, in tutta Italia, sia pure con le debite proporzioni. La ragione è profonda.

 La ragione è che l’economia non consiste nei soldi di carta, ma nei beni reali e concreti; e i beni non cadono dagli alberi, non si trovano per terra, bensì vanno prodotti, e prodotti con il modo più antico dell’umanità: il lavoro. Non esiste, non è mai esistito un tempo in cui si mangiasse senza fatica; e non lo fanno nemmeno gli animali, che in qualche modo si danno da fare.

 Ebbene, cosa produce Soverato, a parte i quindici giorni di chiasso agostano? Stipendi e pensioni, che però non reggono al costo della vita: leggete una bolletta della luce!

 Cosa produce, la Calabria? Omissis.

 Cosa produce l’Italia, se i vaccini li importiamo tutti dall’estero?

 In questo frangente, l’Europa può darci non 191 ma 382 e 764 miliardi, e non risolviamo nulla. Anzi, si sparge la voce, e tutti, dai ministri al sindaco di Fontanasecca, busseranno a soldi da sperperare. Qui serve una profonda rivol… no, una reazione, un ritorno indietro.

 Premessa ideologica: vietare, sui libri di testo delle scuole, certe famigerate opinioni, tipo don Milani, secondo cui chi lavora è un disgraziato, e chi sta seduto alla scrivania è felice.

 Torniamo a quando c’erano gli imprenditori, i capitani d’azienda, i tecnici, gli artigiani, gli operai, i contadini, i pastori, i pescatori e quant’altro; con i modi del 2022, ovvio, ma facciamo tornare la gente a guadagnarsi il pane con il sudore della fronte. A quando la gente, sudando, cantava.

 Corollario politico: chi mangia del suo lavoro, non vende il proprio voto ai vari girella dei partiti italiani.

Ulderico Nisticò