Gli antimoderni e l’Apocalisse morale


 Un gruppo di scienziati, dal 1945, sta contando quanti minuti, anzi secondi, mancano alla fine del mondo per collasso; e ogni tanto c’informano che manca proprio pochissimo, e tra poco saremo tutti morti. Intanto, dal miliardo del 1945 siamo otto miliardi; e quasi tutti hanno case e chiese e scuole e negozi e ristoranti e bagni di mare e libri e cellulari eccetera; l’età media, che, nel momento migliore della storia passata, l’Impero Romano, era di anni 42, ora è il doppio.

 L’epidemia della spagnola, un’influenza, fece più vittime nel 1919 della guerra 1914-18; e non perché i virus avessero più cannoni, ma perché non c’erano rimedi. Oggi un’epidemia cinese, causata da un naturale serpente, viene immediatamente combattuta da innaturali vaccini, e con ogni metodo tecnologico. Nel 1348 la peste nera, originata da quelle parti e portata da naturalissimi topi, uccise mezza Europa, tra cui Laura.

 Laura, oltre che bellissima, era anche ricchissima: ma il virus se ne fregò dei suoi soldi e della sua avvenenza. Oggi la signora più povera e brutta, e a cui non dedicherebbe una poesia manco un cieco nato, si vaccina, se ne frega del virus e campa cent’anni.

 Sempre ci fu, nella storia, quel Calcante cui Agamennone si rivolge così: “manti kaknòn”, profeta di sciagure; e ogni tanti anni viene annunziata una nuova apocalisse, o l’Apocalisse vera e propria. Di solito, i profeti non azzeccano mai una previsione: né quelli metafisici alla Nostradamus; né quelli atei e materialisti come Carlo Marx, il quale profetizzò che la prima nazione comunista del mondo sarebbe stata l’Inghilterra e l’ultima la Russia: ovvero, come toppare clamorosamente! In compenso, un certo Fukuyama liberalcapitalista, nel 1989, annunziò che, con la caduta dell’URSS, sarebbe “finita la storia” (letteralmente così!), e con essa sarebbero finite le guerre, e tutto sarebbe stato frittole e fave: ed è da allora che si scannano tutti con furore e piacere; e anche in questo caso non con scimitarre e cammelli, ma con mezzi altamente tecnologici.

 L’inquinamento? Beh, leggete la letteratura, e vedrete quanto erano sporche le città, pur bellissime e con magnifiche cattedrali. Oggi abbiamo squallide chiese fienili e oscene case tipo Lego, è vero, e anche letteratura piatta e scritta con i piedi, però le città sono quasi sempre pulite e con fogne che funzionano.

 Ma non voglio parlare di clima, bensì esterno la mia preoccupazione per l’Apocalisse morale, quella di ragazzi usciti da scuole dove li educano alla depressione e tristezza e malinconia come valori, senza che nessuno li informi che tristezza, malinconia e depressione sono malattie sia psichiche sia fisiche. Ragazzi senza gioia di vivere, senza progetti, senza voglia di creare per sé e per gli altri… e senza amore.

 E già, perché quello di cui si riempiono la bocca non è amore, ma voler bene, è un sentimento indifferenziato, blando, buonista, placido, bambinesco, privo di passione, di fantasia, di dolore, e tanto meno di poesia… si vede che a scuola non hanno studiato, non fanno loro studiare la tragedia greca, la Divina Commedia… e per filosofia intendono il sindacalismo… e per storia, una rappresentazione infelice del passato, come del resto anche del presente e del futuro. E i pochi giovani che praticano la religione – pochissimi! – ancora peggio, stanno tra angoscia protestante e sorrisetti scemi da infantilismo.

 Che poi si possa migliorare, beh: Londra era una cappa di fumo, nell’Ottocento; poi misero i filtri, e oggi l’aria di Londra è come i boschi della Sila. Negli anni 1960, si scoprì che una 500 consumava, da Roma a Milano, più aria di un uomo in tutta la sua vita; oggi le auto sono quasi tutte ottimizzate anche nei consumi. È stata la tecnologia, a far questo non un ritorno al passato… un passato, del resto, nella testa dei fanciulli e dei loro libri di scuola, del tutto immaginario.

Ulderico Nisticò