L’influenza accelera e preoccupa. I numeri dell’ultima settimana delineano uno scenario in rapido peggioramento: il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità ha registrato oltre 816mila casi di sindromi respiratorie acute, con un incremento di quasi 100mila contagi in soli sette giorni. Una crescita netta che conferma come l’ondata influenzale sia tutt’altro che sotto controllo.
A destare particolare attenzione è la natura dei virus in circolazione. Oltre il 40% delle infezioni è causato da virus influenzali e, in più della metà dei casi, il responsabile è il nuovo ceppo K del virus A/H3N2, ormai diventato dominante.
Una variante che, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, possiede un chiaro vantaggio evolutivo, capace di aumentarne la trasmissibilità e di favorirne la diffusione a ritmo sostenuto.
Pur non essendo associato, al momento, a forme cliniche più gravi, il nuovo ceppo sta mettendo sotto pressione il sistema sanitario, con un numero crescente di accessi agli ambulatori e ai pronto soccorso.
Gli esperti avvertono che l’elevata circolazione virale aumenta il rischio di complicanze soprattutto tra anziani, bambini e soggetti fragili, categorie già particolarmente esposte.
Dal punto di vista dei sintomi, medici e virologi segnalano un elemento ricorrente che può aiutare a riconoscere l’infezione: una febbre persistente, spesso caratterizzata da un doppio picco, accompagnata da forte spossatezza, dolori muscolari e tosse. Segnali che non andrebbero sottovalutati, soprattutto se la sintomatologia si prolunga nel tempo.
L’andamento dei dati lascia temere che il picco stagionale non sia stato ancora raggiunto. Con l’inverno nel vivo e la circolazione del virus in aumento, le prossime settimane potrebbero far segnare numeri ancora più elevati.
Le autorità sanitarie invitano alla massima prudenza: evitare contatti in caso di sintomi, proteggere le persone più vulnerabili e rivolgersi tempestivamente al medico per evitare peggioramenti.