Ius condendum

 Premessa: non leggerete qui alcuna mia personale presa di posizione pro o contro, ma solo un piccolo e sintetico discorsetto di diritto costituzione, e di ius condendum, cioè di quelle modifiche del diritto vigente (ius conditum), che vengono prima attuate e poi scritte; e quando sono in vigore, non se ne accorge nessuno. È l’antichissima contesa tra leggi non scritte e quelle scritte, resa celebre dall’Antigone e ripresa da Platone.

 La storia è zeppa di questi casi. Le istituzioni ateniesi, cui abbiamo dedicato uno studio, cambiarono vorticosamente nei fatti: leggetemi. L’Impero Romano non fu mai sancito da leggi che dichiarassero finita la Repubblica; e il primo imperatore legale al 100% fu Carlo Magno.

 Quanto all’assetto costituzionale italiano del 1948, che è parlamentare e partitocratico, qualcuno sta avendo un’ideona per modificarlo senza dire niente: cambiare il fatto senza preoccuparsi della forma.

 Tra non molto, bisogna votare per il presidente della Repubblica; e i partiti – veri dominatori del potere – sono palesemente nel pallone.

 Qualcuno parla di rielezione di Mattarella, se non per sette anni interi, almeno per qualche tempo. C’è un precedente, ed è Napolitano. La carta del ’48 non vieta esplicitamente né l’una né l’altra cosa. Fin qui saremmo nello ius conditum, o ai suoi confini. Dov’è il condendum?

 Che, alla fine dei conti, l’unico che può contare su molti voti è Berlusconi; ma se non sappiamo cosa farebbe la sinistra, i voti potrebbero non bastare.

 E allora, Draghi. Chi più lodato di lui, circa 23 ore al giorno, da stampa e tv? Chi più internazionale di lui? Eccetera. Detto fatto, presidente della Repubblica facciamo Draghi.

 Ma fermi là. In questo momento, Draghi è presidente de Consiglio; e, in questa veste, è l’unico a tenere assieme la più raffazzonata e appiccicata maggioranza che mai si vide. Senza Draghi, maggioranza addio.

 E allora? E allora, ecco l’ideona: Draghi resta presidente del Consiglio, e intanto fa anche il presidente della Repubblica. In quanto presidente della Repubblica sta al Quirinale, taglia nastri, consegna medaglie, pronunzia discorsi ovvi e commossi… insomma, fa quello che fecero finora i presidenti della Repubblica tranne Segni e Cossiga, due casi a parte.

 In quanto presidente del Consiglio, Draghi starebbe a Palazzo Chigi, e governerebbe; e governerebbe per sette anni, più prolungamenti. In poche parole, abbiamo fatto, e fatto senza dirlo, una Repubblica presidenziale invece di quella partitocratica del 1948.

 Ecco un bell’esempio di ius condendum senza perdere tempo con il conditum.

 Quali poteri assegnare a Draghi bipresidente? Ah, Draghi non commetterà l’errore di farseli mettere per iscritto. È già onnipotente, e qualsiasi elenco gli toglierebbe potere, non gliene aggiungerebbe.

 Fine della lezioncina di diritto e ius condendum. Ora vediamo che succede.

Ulderico Nisticò