La diffusione del cristianesimo

Che il cristianesimo si diffondesse così rapidamente ed efficacemente, stupì gli stessi Apostoli, e attribuirono l’evento all’intervento prodigioso dello Spirito Santo. Vediamo cosa accadde sotto l’aspetto storico.

Gesù, dopo la Resurrezione, appare più volte, fino all’Ascensione. L’evento non è però pubblico, e, fino alla Pentecoste, lascia perplessi gli stessi fedeli. Da allora, inizia una predicazione apostolica che ottiene un rapido successo, mettendo in sospetti il potere sacerdotale giudaico. Iniziano delle persecuzioni, in cui si distingue un rabbino di Tarso, Saulo, quello che, convertito miracolosamente, ed essendo cittadino romano, è noto con il nome di Paolo.

Come tutti i movimenti spirituali e ideali e ideologici complessi, il cristianesimo suscita al suo interno vivaci discussioni, soprattutto su due argomenti:

– Il rapporto con il giudaismo, un problema che verrà presto risolto con la netta separazione, tranne che per le radici bibliche, ma sempre ritenendo l’Antico Testamento solo la preparazione al Nuovo.
– La cristologia, cioè se Cristo sia uomo e Dio, o solo un uomo, o solo Dio che assunse forma di uomo; la prima dottrina è quella cattolica e ortodossa; le altre, assai variegate al loro interno, danno origine all’arianesimo, al manicheismo; e, in sostanza se non nella forma, alle molte sette protestanti attuali.

Una volta affermata, senza altre opinioni, la divinità e umanità di Cristo (duofisismo) e l’originalità e ientità del cristianesimo rispetto al giudaismo, Paolo usa dapprima le comunità ebraiche della diaspora, visitandole di persona e con lettere in elegante greco della koinè; e organizza le chiese locali. Queste intanto si erano date forma di comunità, con beni e denaro e regole etiche e assistenza ai fedeli e ai poveri.
Seguirà l’adesione alla Fede di Greci e Romani. Paolo predica davanti all’antichissimo Areopago di Atene.

Le chiese locali sono tutte cittadine; solo molto tardi il cristianesimo giungerà nelle campagne, nei “pagi”, villaggi contadini, abitati da “pagani”. La nuova religione interessa al ceto medio, e presto anche alla superstite nobiltà romana.
Sotto questo aspetto, il fenomeno è di facile comprensione. L’Impero Romano è un lungo periodo di pace con rare eccezioni di guerre civili tra eserciti e non tra partiti, e guerre esterne fatte solo da professionisti; assicura un diffuso benessere, come mostra qualsiasi area archeologica di età imperiale in qualsiasi angolo della romanità (andate a Roccelletta, ogni tanto!); e proprio per questo, i Romani soffrono tutti i mali del progresso, tipo oggi: depressione, nevrosi, razionalismo, suicidi per svago, edonismo spicciolo e tresche sessuali… leggete qualsiasi autore dell’età argentea.

Ufficialmente, Roma venera gli dei, cui ha edificato un tempio in condominio, il Pantheon; in realtà non ci crede nessuno, e il posto di Giove viene preso da filosofie spicciole e assurde superstizioni plebee, “a Roma, dove confluisce tutto ciò che c’è di più vergognoso nell’Impero”, scrive Tacito.
Fanno decorosa eccezione alcuni culti militari come quello di Mitra, finché il cristianesimo non penetrerà anche nell’esercito.

È un vuoto morale ed esistenziale, in cui il cristianesimo romanizzato appare molto più vicino alla Tradizione romana, che non sia una religione ufficiale sentita come falsa e invenzione di poeti; e in cui il primo a non credere che l’imperatore sia un dio è, ovviamente, l’imperatore.
Ci sarà, con Diocleziano, una sorta di recupero della religione degli dei, e di battaglia culturale contro il cristianesimo; e la battaglia di Ponte Milvio tra Costantino e Massenzio può dirsi l’avvenimento determinante dell’avvento del cristianesimo anche al potere politico; e invano reagiranno la cultura e il valore guerriero di Giuliano Augusto (o l’Apostata).
Costantino, con la riforma monetaria e con il cristianesimo, assicura all’Occidente altri 160 anni di vita, e all’Oriente altri 1200, fino al 1453.

Del tutto destituite di fondamento le tesi illuministiche e positivistiche che il cristianesimo fosse la religione degli schiavi e dei poveracci!
Intanto missionari ariani convertono gran parte dei Germani, che diverranno cattolici nel V e VI secolo. Il cristianesimo penetra anche nell’Iran, e lo stesso Mani era un prete persiano; e in India; e tra i Mongoli, che, ancora negli anni 1930 e prima del comunismo, erano in buona parte cristiani nestoriani, e si dice lo fosse la madre di Gengis khan.
Il resto appartiene alla storia moderna, e ne diremo qualche altra volta.

Ulderico Nisticò

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