Presentato a Roma il romanzo di Pungitore “Il mago di Nardodipace”

Al congresso nazionale Simdo una sessione dedicata alla riscoperta dei borghi

Nardodipace è un luogo simbolico. Rappresenta il paradigma dei tanti borghi del nostro entroterra: spopolati, isolati, dimenticati. Eppure così straordinariamente ricchi di espressioni culturali, qualità umane, storia millenaria, bellezze naturali. Risorse che potrebbero dare ancora linfa e speranza alle generazioni future, nella direzione di un recupero di quelle comunità la cui identità coincide con l’identità stessa del nostro intero Paese. Questi i contenuti che hanno fatto da cornice alla presentazione, a Roma, del romanzo del giornalista e scrittore calabrese Francesco Pungitore “Il mago di Nardodipace”.

L’incontro si è tenuto presso l’Ergife Palace Hotel, nell’ambito del XVIII congresso nazionale Simdo e nello specifico contesto della sessione di lavoro Aniad e Adi su borghi, etica e salute. Assente l’autore, la brillante relazione tenuta da Maurizio Varriano ha riscosso il plauso dei presenti e degli organizzatori. Pino Pipicelli e Marco Tagliaferri, rispettivamente segretario nazionale e presidente nazionale della rete dei “Borghi della Salute”, hanno testimoniato “la validità della scelta operata, selezionando il libro di Pungitore come proposta letteraria coerentemente inserita tra i temi congressuali”.

L’invito dell’autore a “scoprire quell’infinito che si apre oltre la siepe” – è stato sottolineato – è un richiamo al coraggio, è una spinta ad andare oltre l’immagine consumata delle nostre aree interne come luoghi di abbandono. “La dimensione delle metropoli non ci appartiene, la cementificazione non è il nostro destino” è il messaggio di saluto che Francesco Pungitore ha indirizzato alla platea. “Infatti il nostro territorio si configura, storicamente, come un tessuto di piccole comunità nelle quali il benessere è a misura d’uomo e si esprime nella qualità dei rapporti, delle relazioni, dello stare bene in senso olistico (fisico e psicologico) – ha commentato il dottore Pipicelli. – E se un romanzo riesce ad esprimere in termini divulgativi, con la forma letteraria del fantasy, tutto questo, un plauso a chi ne ha concepito l’idea!”.