Cronache di un internato del 1943


 A Roma è stato celebrato un ultracentenario ex internato in Germania dal 1943 al ’45, Abramo Primo Rossi. Da quello che abbiamo sentito, la sua vicenda merita un racconto e qualche riflessione.

La prima è molto curiosa. Rossi era carabiniere, giovanissimo appena arruolato nell’Arma, e si trovò agli ordini del capitano che, per ordine di Vittorio Emanuele III, il 25 luglio 1943 prese in custodia Mussolini. Attenti a non capire male: era agli ordini, e, da carabiniere “uso a obbedir tacendo e tacendo morir”, avrebbe arrestato chiunque gli avessero detto, e senza farne alcun caso di natura personale e tanto meno ideologica…

…avrebbe arrestato tutti, tranne uno, cioè Vittorio Emanuele III re d’Italia e d’Albania imperatore d’Etiopia, cui aveva giurato fedeltà, divenendo così uno dei REGI CARABINIERI.

E infatti da escludere che Rossi del 1943 avesse idee repubblicane, né lui né i suoi parenti in settimo grado: tale era la selezione fisica, psichica, sociologica e ideologica da cui i venivano tratti RRCC.

Penso, sicuro di non sbagliarmi al 95%, che il 2 giugno 1946 il Rossi abbia votato monarchia, assieme ai dieci milioni di mezzo che così si espressero.

Torniamo al 1943. Rossi si trova, in modo del tutto inatteso, coinvolto dalla frettolosa dichiarazione di armistizio dell’8 settembre, e dalla non certo inattesa reazione tedesca. Condotto in Germania, non aderì alla Repubblica Sociale Italiana; e rimase “internato” e posto a lavorare per la “potenza detentrice”, come tutti i prigionieri di guerra.

So storie di altri carabinieri che combatterono contro RSI e truppe germaniche, e che lo fecero per fedeltà al re; per poi restare fedeli alla Patria.

Nota: quelli che aderirono alla RSI costituirono quattro divisioni dell’esercito regolare della RSI, istruite in Germania e poi schierate nell’Armata italotedesca Liguria sotto il comando dello stesso Graziani. E qui ve lo devo dire, se no non sarei io. Le quattro divisioni furono organizzate e istruite secondo modello tedesco, contando 25.000 uomini ciascuna; ben diverse, ahimè, dalle numerossime e striminzite divisioni italiane del 1940-3, che spesso non arrivavano a diecimila.

Quelli che non aderirono alla RSI, si contano sui seicentomila. Nel 1945, finita la guerra, tornarono in Italia. Il Rossi avrà ripreso servizio nell’Arma, e, comunque la pensasse, restò uso “a obbedir tacendo”.

La sua vicenda, e anche la sua narrazione ufficiale in tv e giornali, sono uno specchio della storia dal 1943 al ’46, e valeva la pena dirne qualcosa.

Ulderico Nisticò