Legge elettorale, e Babele giuridica


 Della legge elettorale proposta dal governo Meloni e approvata dal parlamento a netta maggioranza, tutto si può dire: è, infatti, una cosa umana, e tutte le cose umane sono discutibili. Tutto si può dire, tranne che sia “incostituzionale”, se tale parola viene intesa secondo il senso letterale; tant’è che il giorno dopo è stata firmata dal presidente della Repubblica, il quale, per definizione, è il “custode” della costituzione.

Le opposizioni faranno ricorso alla Corte costituzionale, la quale, se dovesse eccepire, si troverebbe in conflitto non con la Meloni ma con Mattarella. E non trascuriamo che la Corte deve fare in fretta e non con la solita lentezza dei nostri tribunali, perché le elezioni sono fissate per l’autunno del 2027, però la Meloni potrebbe volerle da un momento all’altro, da quando la legge verrà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale e diventare operativa.

Ora, amici lettori, tenetevi forte: io sono convintissimo che la legge elettorale Meloni è INCOSTITUZIONALE, ovviamente non secondo la lettera della carta del 1948, ma secondo la realtà effettuale, secondo quella che da sempre si chiama “la costituzione materiale”, e che, non dal 1948 ma dal 1848 la rende parlamentare, quindi di fatto PARTITOCRATICA. Convintissimo, e ben contento.

1848, dite voi? E già, dallo Statuto Albertino del Regno di Sardegna, poi esteso al Regno d’Italia, il quale Albertino diceva che l’esecutivo apparteneva al re con il potere di nominare e deporre i governi; ma subito iniziarono le camarille e gli inciuci, allora più elegantemente detti “connubio”, e dalla morte di Cavour (6.6.1861) iniziò una ridda di tarantelle di cadute e risalite di governi, interrotta tra il 1922 e il 43, ripresa nel Regno e poi nella Repubblica.

Vi ricordate i governi balneari? E comunque tutti i governi nascevano già caduti, a scadenza come le uova; e nascevano nel chiuso di qualche stanza: se ne contarono una settantina in Prima e non pochi in Seconda repubblica.

Ecco perché ritengo che la legge Meloni sia INCOSTITUZIONALE rispetto al 1848 e al 1948, e mi sta benissimo così. E cercate di non arrampicarvi sui muri lisci per farmi dire cosa diversa: io voglio votare per un governo stabile, e voglio che duri tutti i cinque anni. Del resto, è già successo di fatto. La Meloni ebbe l’incarico di formare l’esecutivo; il giorno dopo si presentò con la lista dei ministri, e il giorno dopo ancora ebbe la fiducia in parlamento. Vi ricordate i mesi e mesi di trattative? Adesso, chi ritiene abbia ben governato, confermerà la Meloni; chi no, voterà diversamente. Siamo dunque di fatto in Terza repubblica? Se non ancora del tutto, siamo in “ius condendum”, cioè in un momento di radicale riforma della partitocrazia. Ne riparleremo.

Ora lasciatemi dire che non si può andare avanti con giuristi che s’inventano il diritto e le parole. Non c’è dubbio che lo Stato d’Israele, per colpire quei tagliagole di Hamah, ha massacrato Gaza e un gran numero di persone. Verissimo, e nell’indifferenza dell’Occidente, Italia inclusa. Verissimo, ma non è un genocidio. Circola una lunghissima e arzigogolata definizione ONU di genocidio, letta la quale è genocidio anche un incidente stradale. Ma genocidio (ghenos greco, popolo; caedo latino, uccido) è tutt’altra cosa, e sarebbe lo sterminio, cioè l’uccisione generale, totale, di un’intera popolazione.

Se le parole perdono il loro significato, diventano, si dice in linguistica, trite, non hanno più efficacia.

E concludiamo con la pubblica fucilazione. Si può essere favorevoli o contrari alla pena di morte, che del resto esiste, e si applica, in Cina, Giappone, India, Iran, Russia, Stati Uniti eccetera, cioè in due terzi del mondo. In Francia la ghigliottina, nel 1789 iniziando il suo lavoro in nome del diritti dell’uomo, l’ha smesso nel 1975. In Italia, la pena di morte era prevista, fino al 1994, dal Codice di guerra: non vi dico chi l’ha abolita, se no mi metto a ridere da stamani a stanotte. Che l’imminente esecuzione di uno stragista avvenga o in pubblico oppure in una stanzetta, mi pare l’ultimissimo dei problemi.

Siamo nella Babele giuridica, anche a proposito di opposizione alla legge elettorale.

Ulderico Nisticò