Una storia antichissima che diventa romanzo


Santino Oliverio, medico e letterato, è noto negli ambienti della cultura, e anche ai lettori di Soveratoweb per i suoi romanzi storici. Alcuni lo sono nel senso più comune, raccontando il pirata Uccialì o gli ultimi anni di Annibale nel Bruzio; altri affrontano tematiche di storia collettiva, quella antichissima dei conflitti tra proprietari e contadini, quella improvvisamente, e non per questo bene accelerata dalle riforme del dopoguerra e dal loro esito contraddittorio se non fallimentare.

Parliamo di vicende che traspaiono già in epoche remote, se ne abbiamo dovuto discutere nel nostro “Storia politica della Magna Grecia”, a proposito di Crotone e dei suoi scontri di ceto. Vicende che hanno attraversato i secoli, quando il territorio dei Crotoniati cominciò a chiamarsi il Marchesato, in memoria di Nicolò Ruffo ed Enrichetta e Centelles: terra di grandi estensioni di cereali e allevamento di sterminate mandrie; e in cui i due ceti contrastanti – contadini e proprietari – lottarono gli uni contro gli altri, ma, paradossalmente, non potendo entrambi fare a meno dell’avversario. Uno scontro che si trasferì, dagli anni 1930, anche all’industria, e che oggi non c’è più perché non si sono più né l’industria né il grano.

Tutto ciò, e quant’altro, potevano essere oggetto di saggi sociologici, come pure se ne scrivono e sono importanti, però hanno il vizio d’origine di essere pane per denti di studiosi specialisti, senza speranza di convincere e nemmeno di informare il pubblico.

Ecco invece la funzione di un romanzo: raccontare la macrostoria attraverso la microstoria; i grandi fenomeni sociali, culturali, economici, politici, e non in astratto, bensì immaginando figure umane con i loro casi, le loro avventure, le loro passioni, i loro amori, e, purtroppo, i loro delitti. Ognuno di noi, leggendo “La fattoria del vento”, e le storie singolari di nomi di fantasia, può con certezza identificare persone e situazioni che ha veramente viste.

Ci sono figli illegittimi che, secondo le leggi di una volta, non possono essere giuridicamente riconosciuti, però non per questo venivano dimenticati. C’è un inizio dell’istruzione regolare, con la professione di maestro. Ci sono i medici, i parroci, le donne nobili superbe e le donne di passione… E c’è la sorte ambigua di chi, quasi senza saperlo, si trovò proprietario di una “quota”, che qualche volta si rivelò redditizia, molto spesso no, e il contrario.

Così la terra divenne spesso produttiva non di grano per gli uomini e foraggio per i buoi, ma di altri e oscuri interessi. Le donne del romanzo di Oliverio sono a volte vittime, a volte colpevoli, in una evidente anche se poco desiderabile parità dei sessi! Eppure in ognuna di loro c’è un affresco dell’eterno femminino, e della difficoltà dell’essere donna.

Santino non ci mostra un idilliaco affresco arcadico come nell’Idillio IV di Teocrito ambientato proprio a Crotone; e non esita a descrivere la realtà. Realtà crudele e violenta, però non da romantici briganti analfabeti, ma da moderni e istruiti delinquenti organizzati e aggiornati, che sanno come intercettare il denaro, e che conoscono la “zona grigia” tra il crimine e il potere legale; legale che non sempre vuol dire anche lecito! E troviamo come le terre, sognate produttrici di onesto parco cibo, diventino produttrici di tanto denaro, e di oscura origine. Finché qualcuno non resiste, in nome della Terra.

Ecco un libro da leggere con la serietà di un saggio storiografico, e da godere o patire come lavoro di poesia.

Molto partecipato l’incontro di Santa Severina, la città avvezza alla cultura fin da quando era Siberene degli Enotri.

Ulderico Nisticò

Santino Oliverio, La fattoria del vento, Città del sole ed., Reggio C. 2026, p. 300, € 24.00