La festa patronale di Soverato


Soverato16c In questa città piena zeppa di storici della domenica, la confusione regna sovrana, e non dico nonostante gli storici, ma proprio per gli storici. È ovvia l’ironia, e lo dico a scanso di equivoci. Essi, infatti, ignorano a storia reale della città, e associano all’ignoranza la presunzione. E siccome a Soverato gli storici sono un buon 75% della popolazione, le opinioni campate in aria vanno alle stelle.

 Da qui viene fuori che il Quarzo si chiami Comac, e hai voglia a spiegarlo; e che il 75% suddetto pensi che la Marina di Soverato sia derivata da Soverato Superiore, e non c’è niente di più errato.

 Questa premessa era necessaria per tentare di giungere alla conclusione di cui più avanti. Raccontiamo intanto, per sommi capi, la storia di Soverato dal XIX secolo.

 Dopo il sisma del 1783 e l’abbandono di quello che oggi chiamiamo “Soverato Vecchio”, gli abitanti, abbastanza pochi, si trasferirono dove ora è Soverato Superiore, allora il solo insediamento notevole, detto solo Soverato.

 Esisteva però, tra la Torre e la chiesa oggi del Rosario e il castello regio, tutto in semiabbandono, un gruppo di case detto Santa Maria di Poliporto, che esercitava, come era possibile, una funzione commerciale. Nel 1811 il governo di Murat elencava Soverato tra i “porti”, s’intende nel senso di attracco al largo; tale qualifica veniva confermata da Ferdinando delle Due Sicilie. Si sviluppava intanto la navigazione di cabotaggio. Tra gli ultimi anni delle Due Sicilie e i primi decenni del Regno d’Italia la piccola Marina andò crescendo, utilizzata anche come soggiorno e vacanza da alcune famiglie dell’entroterra. Sappiamo dell’intellettuale Fera, cui è intitolata una via; e della controversa nascita di Carlo Amirante, il cui padre, Saverio, amministratore della Razzona di Cardinale, possedeva una casa al mare.

 I commerci attirarono cospicue famiglie di imprenditori da Reggio e altri luoghi della Calabria, da Amalfi, Napoli, Puglie e altrove; e i “marinari” siciliani. La Marina si trasformò urbanisticamente, con la costruzione di palazzotti le cui date, visibili sui frontoni, attestano quanto qui si dice.

 Restavano però in collina la sede municipale (era presso il Calvario ovest), la caserma dei Carabinieri (casa Alcaro), e l’unica parrocchia, intitolata da sempre a Maria Santissima Addolorata.

 Nel 1881 era ormai dominante il ceto borghese della Marina, che, su proposta di Francesco Corapi, decretò il trasferimento del capoluogo: il caso resta tuttora unico in tutta la costa ionica!

 Da allora:

  • Santa Maria di Poliporto divenne Soverato Marina, detta anche Marina di Soverato, e sede dell’amministrazione;
  • Soverato prese il nome di Soverato Superiore.

 La parrocchia restava però una, quella di Maria Santissima Addolorata in Soverato Superiore, e si dovette attendere il 1941 perché venisse istituita, in Marina, quella di Maria Santissima Immacolata, affidata ai Salesiani. Da allora, la città è distinta in due parrocchie con due intitolazioni, entrambe mariane, ma diverse; e ci sono due parroci, e quello di Maria Santissima Addolorata porta il titolo antico di arciprete.

 Tuttavia la Celeste Patrona della città, di tutta la città, di tutta Soverato, resta una sola, Maria Santissima Addolorata. Si aggiunse poi, Compatrono, san Giovanni Bosco.

 A chiarire ogni equivoco, ricordo che la legge la riconosce come tale, donde la festività e vacanza del 15 settembre; e nessun’altra. E altro è il santo patrono, altre cose sono le intitolazioni parrocchiali. A Roma ci saranno centinaia di parrocchie, ma i Santi Patroni sono solo Pietro e Paolo, 29 giugno. Penso di essermi spiegato.

 Tale festività parrocchiale soveratese, il 15 settembre, non è mai stata sentita come tale; tutto passa come una festa di Soverato Superiore, per altro non in buona salute, e sottoposta a due fattori negativi:

  • Il disinteresse dei cittadini della Marina;
  • La concorrenza vittoriosa della Misericordia di Davoli.

 Bisognerebbe assumere dei provvedimenti di natura religiosa e sociale, per dare alla città un’occasione d’incontro nel nome dell’unica festa ufficiale cittadina. È un’operazione che dovrebbe essere voluta e gestita dai due parroci, dalla cultura e dal Consiglio Comunale.

 Ora sapete tutti come stanno le cose e cosa si potrebbe fare. Gli storici della domenica, il 75% della popolazione, sono pregati di starsene quieti.

Ulderico Nisticò


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