Giustizia e giornali, e le Vespe

 Se il giovane Grillo e amici sono colpevoli, ebbene, e visto che il presunto reato sarebbe avvenuto in Sardegna, li condannino pure ad metalla Sardiniae, cioè ai lavori forzati in miniera, eccetera. Però si faccia il processo dall’inizio alla fine, ricostruendo tutta la vicenda, e quando dico tutta, dico tutta, senza colpevoli e senza innocenti decisi dai giornali. Innocenti è plurale di II classe e III declinazione, quindi vale per maschile e femminile. Ragazzi, dura lex, sed lex.

 Tra gli imputati c’è il giovane Grillo, ma non c’è Grillo Giuseppe detto Beppe, che, se continua come ieri, si becca una denunzia per vilipendio alla magistratura, ma non c’entra con la presunta violenza. Se qualcuno pensa che io lo stia difendendo, gli passi subito la fantasia.

 Tra poco si tiene l’udienza per il caso Regeni. Se gli imputati sono colpevoli, per me li possono anche lasciare ai leoni nel deserto egiziano. Però, iniziamo il processo chiamando la professoressa che ha mandato il povero ragazzo ad indagare, e non sulla cioccolata in un quieto villaggio svizzero, ma in un posto sull’orlo della guerra civile. Gliele vogliamo porgere delle domandine, a costei? O dobbiamo credere per forza che la professoressa sia al di sopra di ogni sospetto, e quel che ha fatto sia normale? Anche in questo caso, il processo non lo devono fare i giornali; ma quelli che, molto giustamente, vogliono “verità per Regeni”, devono essere pronti alla verità, non per forza a quella che pare a loro, professoressa inclusa.

 Per lo stesso identico caso, Salvini viene prosciolto a Catania e processato a Palermo. Ciò è pericolosissimo per due motivi: 1. Ci sono in ballo un mucchio enorme di leggi e di fantasiose convenzioni internazionali tirate stranamente fuori; 2. I magistrati le interpretano; 3. Varie ed eventuali.

 Delle varie ed eventuali si lamentava già Aristofane nelle Vespe, commedia rappresentata nel 422 a. C., che deride la mania ateniese dei processi; e l’uso politico della giustizia. Ne fecero le spese, e qui c’è poco da ridere, gli strateghi vincitori alle Arginuse e Socrate, messi a morte da tribunali di sfaccendati.

 Riassunto. I giudici devono giudicare; i giornali e le tv, devono commentare; gli avvocati, devono difendere; gli imputati, se colpevoli, devono essere condannati, o il contrario. Ma non è che i giornali devono fare le sentenze. E nemmeno i giudici dovrebbero commentare.

Ulderico Nisticò