Il territorio ha delle risorse?

chiaravalle trasversale 14.5.16 L’attività del Comitato “Sblocchiamo la Trasversale” s’intreccia con il gruppo “Io resto qui”: e, infatti, se una strada ha un senso, è che consenta a un territorio di scoprire ed esaltare le sue risorse. Sono concetti che abbiamo più volte sviluppati in questa sede e in altre; l’ultima occasione, un convegno con l’Istituto Superiore di Chiaravalle. E, infatti, a chi meglio destinare le riflessioni che a ragazzi che presto saranno di fronte a scelte di vita, o sarebbero costretti presto a emigrare, se non trovassimo loro occasioni per rimanere? Ne hanno discusso Renato Puntieri e Gregorio Muzzì del GAL, Salvatore Modafferi, Marisa Gigliotti, Giovanni Sgro, coordinati da Francesco Pungitore.

 Traendo le conclusioni del convegno, ho ritenuto di lanciare ai ragazzi queste provocazioni:

  1. Non facciamoci prendere da due solo in apparenza contrapposte utopie, quella che “eravamo ricchi”, e quella che “saremo ricchi”, entrambe oggi di gran moda nel Meridione e in Calabria, ed entrambe fondate sul nulla. L’individuazione delle risorse va condotta con serietà scientifica, e in vista di obiettivi realistici e realmente possibili.
  2. È storicamente vero che per millenni il territorio ha consentito ai suoi abitanti di vivere in maniera decorosa e sufficiente; è mancato però l’ammodernamento che sarebbe stato necessario. Ecco il senso di volere, tra l’altro, la Trasversale.
  3. Era praticato con successo l’allevamento del bestiame da reddito.
  4. L’agricoltura di sussistenza forniva il necessario per il fabbisogno (“commodu”) familiare. L’attuale situazione è di un troppo evidente abbandono. La soluzione non è un ritorno a condizioni anacronistiche, ma in un progetto di valorizzazione delle potenzialità effettuali delle terre. Occorre coraggiosamente riconsiderare anche la situazione della proprietà, fino all’ipotesi di considerare l’abbandono come rinuncia al diritto.
  5. Non mancava un artigianato di qualità, che divenne in alcuni casi anche industria: Mongiana, Razzona, miniere di Bivongi, piccole centrali idroelettriche, miniere di Davoli, “Quarzo” di Soverato…
  6. L’attività turistica ebbe facile inizio quando, negli anni 1950, per attrarre dei bagnanti bastava una spiaggia. È stato del tutto assente ogni adeguamento alle nuove tendenze del turismo, con la conseguenza di una crescente emarginazione.
  7. Tuttavia il territorio mostra notevoli potenzialità anche per l’industria del forestiero. I paesi interni offrono un grande patrimonio edilizio che, con qualche intervento, può accogliere forestieri non solo d’estate, ma nei periodi intermedi, adatti al turismo di salute e familiare. Non vanno trascurate le forme di turismo religioso, culturale, termale…

 Ci sono dunque gli elementi per iniziare un serio lavoro di studio e valorizzazione delle risorse, in vista della finalità del lavoro.

Ulderico Nisticò

 

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