Sorical: Breve storia dei predoni dell’acqua e della necessità di riprendere la mobilitazione

Giusto per rammentare di cosa e’ stata capace la politica calabrese, quasi indistintamente, basta ricostruire la vicenda della So.Ri.Cal. S.p.A. – Società Risorse Idriche Calabresi.

La So.Ri.Cal. S.p.A. – Società Risorse Idriche Calabresi – nasce, come previsto dalla Legge Galli, per riorganizzare la gestione delle Risorse idriche calabresi. E’ una società, a capitale misto, pubblico/privato, per la gestione dell’approvvigionamento e la fornitura all’ingrosso dell’acqua ad uso potabile sul territorio della Regione Calabria.

So.Ri.Cal ha avuto il mandato di gestire, per un periodo di 30 anni, il complesso infrastrutturale delle “Opere idropotabili Regionali” ed il connesso servizio di fornitura all’ingrosso ai Comuni e ad alcuni altri Enti.

Il socio privato è cambiato più volte. si è partiti con il gruppo formato da Acquedotto Pugliese S.p.a. e Enel Hydro S.p.a., successivamente denominato Acque di Calabria S.p.a, per approdare alla multinazionale Veolia.

So.Ri.Cal. S.p.A, quindi anche il socio privato, contrariamente agli impegni assunti, non ha mai investito quanto dovuto.

Come segnalato dal Coordinamento calabrese per l’acqua pubblica, sui 98,6 milioni di euro di investimenti, che SoRiCal spa si impegnava a finanziare nei primi cinque anni di gestione, ne sono stati realizzati complessivamente circa 54.9 milioni.

Si è costruito un sistema che ha arricchito le multinazionali a danno dei cittadini calabresi. Infatti, la Corte Costituzionale con sentenza 246/2009, ha stabilito che le tariffe applicate dalla Sorical sono illegittime, ma ai cittadini calabresi non è mai stato restituito un soldo.

Tariffe, rammentiamo, che dovevano rimanere bloccate e la decisione su eventuali aumenti non spettava alla Sorical. Esse sono aumentate con percentuali dal 10 fino al 17%.

Veniamo all’oggi. Nonostante il referendum del 12 e 13 giugno 2011, nel quale 26 milioni di cittadini italiani sancirono che sull’acqua non si sarebbe potuto più fare profitto, Draghi continua ad sostenere la supremazia del mercato. Per lui è un dogma.

Per quanto riguarda il servizio idrico, i fatti dimostrano il fallimento delle privatizzazioni: aumento delle tariffe, investimenti insufficienti, reti idriche con perdite al 40%…Per di più nel DDL Concorrenza si afferma che gli enti locali che scelgono la gestione pubblica, dovranno “giustificare” il mancato ricorso al mercato.

Per Draghi il modello da seguire sono le multiservizi del Centro-nord quotate in borsa , come Acea(Lazio), A2A(Lombardia),Hera(Emilia Romagna) e Iren (Piemonte), modelli da seguire secondo il Piano nazionale per la ripresa e la resilienza (PNRR).

Il risultato delle mobilitazioni dei movimenti per l’acqua, è stato lo stralcio dell’obbligo per gli enti locali, negli appalti sopra soglia comunitaria, di giustificare con una motivazione anticipata la scelta di ricorrere alla gestione in-house. E’ stata ribaltata anche un’altra norma del governo: estesa alla modalità con gara l’obbligo di un sistema di monitoraggio dei costi ai fini del mantenimento degli equilibri di finanza pubblica, inizialmente previsto solo per l’in-house. Per l’istituzione di regimi speciali o esclusivi, si terrà conto anche «delle peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale» di determinati servizi pubblici.

Il Presidente della Giunta regionale, l’altro ieri, ha affermato che “È un giorno storico per la Calabria.” La Regione, dopo mesi di scrupolose trattative, ha chiuso un importantissimo accordo con il Gruppo Veolia: da oggi la Sorical è ufficialmente una società pubblica, una multiutility acque.

Rammentiamo che, una società multiservizi (in inglese: multi-utility), in diritto è una società che si occupa di erogazione di due o più servizi pubblici come la gestione del servizio idrico integrato (captazione, fornitura e depurazione acqua), del ciclo dei rifiuti e altri servizi per l’ambiente, della distribuzione del gas o dell’elettricità, dell’illuminazione pubblica, di telecomunicazioni, di parcheggi e di trasporti urbani o extraurbani.

Possono essere aziende pubbliche, a capitale misto o totalmente private.

Possono essere a capitale pubblico, acquisendo la gestione dei servizi secondo il modello in house providing, oppure a capitale privato o misto pubblico/privato, partecipando all’acquisizione del servizio attraverso gara.

Vista la classe politica calabrese ed il governo nazionale asserviti al mercato, ci sentiamo di ribadire la condivisione delle proposte del Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica, di seguito indicate:

che si risolva quanto prima il rapporto con Sorical (messa in liquidazione nel 2012 sopravvissuta, però, fino ad oggi) società mista in liquidazione. Ovviamente, le competenze e professionalità ivi esistenti devono essere salvaguardate e valorizzate, ma la Regione deve fare quanto in suo potere per fare uscire di scena al più presto questo attore ed in particolare la sua parte privata. Se c’è la volontà politica, questa operazione può essere compiuta nel pieno rispetto delle tempistiche necessarie all’acquisizione dei fondi del PNRR;

che si costituisca quindi un ente di gestione unico, rispettando lo spirito della legge Galli, e che tale gestore si costituisca nella forma di azienda speciale consortile;

che si proceda ad un reale coinvolgimento di tutti i comuni della regione. Abbiamo già avuto modo di evidenziare l’inadeguatezza delle forme di rappresentanza previste dalla legge regionale 18/2017, si utilizzino tuttavia almeno le conferenze territoriali di zona per giungere a deliberazioni ampiamente condivise. Ci rivolgiamo in particolare ai sindaci dei comuni non presenti nell’Autorità Idrica Calabria (AIC), ricordando che in ogni caso il nuovo ente gestore subentrerà nelle funzioni attualmente in capo a loro;

che non si allontani la gestione del servizio dal territorio. Un’azienda che si muoverà su un ambito regionale dovrà affrontare ostacoli enormi per entrare a regime. Non condividiamo la scelta di un ATO unico regionale ed invitiamo in particolare i sindaci dei comuni periferici a chiedere garanzie circa le criticità che si verranno a creare.

Solo un percorso chiaro, solidamente radicato in scelte gestionali che scongiurino la mercificazione dell’acqua, consentirà di realizzare il diritto all’accesso al servizio idrico per tutti i cittadini calabresi.

Per queste ragioni è necessario riprendere la mobilitazione per rivendicare il ritorno al carattere interamente pubblico della gestione dell’intero ciclo dell’acqua.

LABORATORIO POLITICO” OSIAMO”