Soverato – Ancora i cinghiali

Che i cinghiali siano un grave problema, siamo d’accordo tutti; sulla soluzione, invece, non è d’accordo nessuno; anzi si può dire che nessuno pensi a una soluzione; ed è in atto un rimpallo da ping pong. Chi sono le palline?

– La Regione, che avrebbe le competenze, ma, come al solito dal 1970, prima di decidere qualcosa chiede in giro agli amici, parenti, lobbisti, loggisti eccetera; quindi rinvia ad Kalendas Graecas. Siamo o non siamo nella Magna Grecia?
– Prefettura, Questura, Comando Carabinieri (da un po’, anche Forestali), che hanno la responsabilità dell’incolumità pubblica, e che dovrebbero porre questa come priorità: ma non vedo stiano agendo;
– Comuni, i cui sindaci sono autorità di Pubblica Sicurezza;
– L’Azienda Sanitaria, giacché è noto che gli animali in parola sono malati.

Ebbene, a comandare davvero sono buonisti, animalisti, ecologisti e ideologizzati vari, i quali, come sempre di fronte a un problema qualsiasi, adottano la rassicurante linea di pensare che non esista: tipo struzzo, per capirci. Se ci cadesse un asteroide dal cielo, i buonisti e radical chic affermerebbero, sorridendo, che è un aquilone per bambini… anzi, per minori non accompagnati!

Per i buonisti, il cinghiale è uguale al ghiro, al passerotto, al gattino di casa; e invece no, il cinghiale è una specie selvatica e aggressiva; è un animale grosso e muscoloso; e bene armato di denti. Ne seppe qualcosa Ulisse, riportando una ferita indelebile. Mi spiace per Wolf, Montuoro e Chiara Giordano, ma il fatto avvenne in Epiro e non a Tiriolo o a Roccelletta!

I cinghiali invece sono a Soverato. Com’è possibile? Ora, a beneficio di buonisti, prefetti, presidenti di Regione e sindaci, ripeto la mia lezioncina di etologia. Attenti alla t.

1. Insegna l’etologia che ogni specie ha una sua nicchia, nella quale ha un rapporto con le specie vegetali e animali.
2. Questo rapporto è dettato da un comportamento innato (istinto ereditario) e da un comportamento acquisito e in un certo modo insegnato da una generazione all’altra.
3. In un ambiente, la proporzione numerica tra specie è, normalmente, quella ottimale: dieci lupi e mille pecore, e guai se fosse il contrario.
4. I cinghiali di cui stiamo parlando in Calabria e in tutta Italia non sono una specie autoctona, ma importata, dissennatamente, verso gli anni 1970, e fuggita dai recinti in cui qualche ciuco pensava di trattenerli.
5. Per diventare una specie autoctona, i cinghiali hanno bisogno di moltissime generazioni. Tra qualche decennio, forse, si ritirerebbero tra i boschi, e la natura ne ridurrebbe il numero. E capirebbero, e insegnerebbero ai figli, che bisogna evitare l’animale più cattivo che ci sia al mondo: l’uomo.

Ma cinghiali sono, mica profeti e filosofi da pensare al 2088! Per il momento non lo sanno, e nella visione cinghialesca della vita del 2018, Soverato e un bosco sono la stessa cosa; e l’animale va dove capita.
Del resto, grazie ai buonisti e all’inerzia dei pubblici poteri, hanno ragione: sono più al sicuro di un bosco, a Soverato.
Quelli che non siamo sicuri, siamo noi di Soverato, e mica solo. Un cinghiale è pericoloso per le cose, pericolosissimo se attacca un veicolo, o una persona.

Siccome io non sono minimamente buonista (per quanto posso, sono buono!), concludo che la soluzione è l’abbattimento selettivo, da affidare a chi lo sa fare.
La settimana scorsa me ne sono trovato uno in campagna. Non ho un fucile, io; e il massimo che potrei fare è usare un’ascia o un palo di ferro. Quale sarebbe il risultato? Che, invece di morire da pollo, morirei da eroe, venendo portato in cielo dalle Valchirie: tertium non datur, ahimè. E io non ho nessuna intenzione di lasciare questo mondo né da eroe né da gallinaceo, e non vado in campagna per imitare Meleagro e Atalanta ma per darmi a pacifiche attività georgiche!
Tocca a chi tocca, di levarmi di torno i cinghiali. E sarebbe ora che ognuno facesse il suo dovere. Qualcuno protesterà, lo so: ma peggio per lui.

Ulderico Nisticò

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