Una donna morta e un incendio a Rosarno

Deprechiamo la povera morta di Rosarno, e dobbiamo chiederci come sia possibile che nel cuore della Calabria sia sorto un mucchio di baracche disumano e illegale, e sotto gli occhi dello Stato, della Regione, della Provincia oggi Metropoli e di tutta la Calabria in genere, nonché di tutta Italia.
Tutta Italia sa che gli “immigrati”, persone dalla condizione giuridica vaga e aleatoria, sono a Rosarno per lavorare, estemporaneamente e in modo illegale o qualcosa del genere, per la raccolta delle arance: una forma di schiavitù, che però finisce con l’esigenza, e quando quei disgraziati non servono più, restano nell’accampamento e senza nemmeno i quattro soldi.

Tale è la realtà, che annienta tutto il mare di chiacchiere e le promesse che i nuovi arrivati divengano cittadini con lo ius soli, e vadano tutti al Liceo a studiare le raffinate differenze tra l’aoristo e il perfetto nel greco classico! La realtà è una massa di abbandonati a se stessi e alla mafia, che campano in condizionio disumane; e di sfruttatori: siano essi i caporali; siano i proprietari terrieri; siano, se non tutti, una buona parte dei buonisti di professione.

Ciò sia detto per chiarire le idee a quelli che ogni tanto s’indignano per l’evidenza che l’immigrazione deve finire, e dobbiamo aiutare gli Africani non solo a restare in Africa, ma a restare Africani, e con dignità, invece di arrangiarsi qui in stato bestiale. Ci costa molto di meno, e va davvero a beneficio dell’Africa.

Uno Stato serio smantellerebbe l’accampamento. Invece, pianti, sospiri, interviste… e le tende o capanne si trasferiscono qualche centinaio di metri più in là, fino al prossimo incendio e ai prossimi morti.

– Perché non sanno dove altro metterli;
– Perché i buonisti di professione sono sempre in agguato;
– Perché braccia sottopagate fanno comodo a parecchi;
– Perché all’inefficienza delle istituzioni siamo bene abituati.

Ulderico Nisticò

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