Abbassare tutti i prezzi


 Fino ai primi del Novecento, tutte le transazioni del mondo si facevano in oro e argento; o davvero con monete metalliche di valore intrinseco (argyrion dei Greci, argent in francese… ), o con fogli di carta corrispondenti a oro e “pagabili a vista al portatore”, cioè che uno poteva presentare in bamca e ottenere il corrispettivo in metallo prezioso. Da allora la carta moneta si svicolò dal’oro e dall’argento, per assumere un’equivalenza a una generica economia, con inevitabile precarietà e con il rischio dell’inflazione.

Ripeto l’esempio. Quando nel 2002 entrò in vigore l’euro con la folle equivalenza € 01 = 1936,27 lire, per la stessa equivalenza 1.000 lire dovevano diventare € 0,52; e invece il giorno stesso la stessa merce passò a € 01, cioè quasi duemila lire: il doppio. Il governo Prodi, autore di tale “prodezza” e roba da manuale del perfetto secchione teorico, non controllò niente; e nemmeno fece niente il seguente governo Berlusconi.

Da allora, i prezzi sono costantemente aumentati. Il caffè costa € 1,20; il pane… manco fosse coltivato e impastato da principesse imperiali! Le retribuzioni sono cresciute, però meno dei prezzi; e le conseguenze sono che gli abbienti reggono ai prezzi e i poco abbienti no.

E attenti che se aumentassimo i salari, mezzora dopo gli esercenti aumenterebbero i prezzi; e via con questa spirale e vite senza fine.

E se la soluzione fosse il contrario, cioè non aumentare i soldi ma diminuire i prezzi? Non parlo di interventi di legge, generalmente inefficaci; ma di quanto sta succedendo con benzina e gasolio. Ovvio che se i trasporti costeranno di meno, ci sarà conseguenza positiva sui costi. O, almeno, speriamo; e staremo a vedere.

Il costo, di che? Certe volte, al dettaglio, ti danno più carta e plastica che pesce o pane. Ti danno? Paghiamo la plastica e la carta.

È ora della deflazione.

Ulderico Nisticò