Benzina a 1.990, ovvero abbassare tutti i prezzi


 Quasi tutti i distributori vendono la benzina a 1.999, anche 1.990. Pochi giorni fa, il prezzo era più alto, oggi è più basso. Chi deve fare rifornimento, va dove costa meno.

Ebbene, dopo il calo dei prezzi non abbiamo visto i petrolieri essere ridotti alla mendicità e fare la fila alla Caritas, bensì campano lo stesso guadagnando di meno. Anzi, se vogliono vendere, devono guadagnare di meno; altrimenti, la benzina se la tengano.

Se facessimo la medesima operazione con il pane? Il pane quotidiano, il cui costo, detto in vecchie lire, è sulle NOVEMILA il chilo al dettaglio; € 4,5 circa. Vero che per arrivare al dettaglio ci sono molti passaggi, ognuno con un costo, e, peggio, ognuno con la sua IVA; però basterebbe che, se i passaggi sono, diciamo, sette, si abbassino di qualche proporzionale cifra sette prezzi.

Non sarebbe più comodo aumentare stipendi e salari? No, perché se aumentiamo il salario di € 10, dopo mezzora il pane schizza a € 5, e, già che si trovano, a 5,5 o a 6… Così il salario non è aumentato, è nettamente diminuito!

Esempio: se un euro era pari a 1.936, 27 lire, 1.000 lire dovevano essere pari a € 0,52; e invece quello che costava 1.000 costò un euro, quindi quasi duemila. Al governo dell’epoca, e in specie a Prodi, andavano ritirate non le sue molte lauree, ma anche la quinta elementare!

L’inflazione, alla fine, è la creazione di una ricchezza immaginaria, quindi falsa. A mio modestissimo avviso, non bisogna affatto mettere in circolazione altra carta, bensì abbassare i prezzi.

Ci saranno conseguenze di natura sociale? No, di natura psicologica: il ragazzino che compra il cellulare da centinaia di euro, si contenterà di un apparecchio da molto meno; più esattamente, la mamma che glielo paga, e che magari risparmia sul cibo.

Ulderico Nisticò