Cinema. Anche la soveratese Elisabetta Gregoraci nel film “Aspromonte” di Calopresti

«Avevo sei anni quando sono partito dal mio paesino calabrese per conoscere il mondo e per me è stata una grande avventura. Oggi ho bisogno di tornare indietro per capire cosa sta succedendo». Originario di Polistena, in provincia di Reggio Calabria, Mimmo Calopresti ha fatto ritorno nei luoghi della sua infanzia con «Aspromonte • La Terra degli ultimi»; una «favola western» nata grazie alla fondamentale complicità di un grande produttore come  Fulvio Lucisano (anche lui Calabrese) che l’ha prodotta assieme a Rai Cinema e la porterà nelle sale cinematografiche  (con IIF – Italian International Film) il 17 ottobre di quest’anno. Il film, perdipiù, ci regala sul finale – per la prima volta – anche una classica ciliegina, molto gradita dagli estimatori del cineasta reggino: la comparsa in un cameo, per l’appunto,  dello stesso Lucisano.

Ispirato all’opera letteraria «Via dall’Aspromonte» di Pietro Criaco, la pellicola è ambientata ad Africo negli anni Cinquanta, dove i pochi abitanti sono totalmente isolati dal resto del mondo. Non c’è una strada che li colleghi alla città e non c’è  nemmeno un medico che possa intervenire nei casi urgenti, né aiutare le donne a partorire. Ma ci sono un poeta (Marcello Fonte), una maestra (Valeria Bruni Tedeschi) appena arrivata dal Nord per combattere la sua solitudine e, insieme, dare sfogo alla sua vocazione educativa, nonché un gruppo di africoti combattivi, capeggiati da Peppe (Francesco Colella) e dal terribile Don Totò (Sergio Rubini), cattivo quasi archetipico che sale al paesello armato di fucile per incutere il terrore e spadroneggiare sui suoi abitanti. Questo microcosmo di Italia antica, legata alla terra e al fango, viene colto sull’orlo di una rivoluzione. Tutti insieme, gli abitanti di Africo, si mettono a costruire una strada con le loro mani per aprirsi un «sentiero»; un varco verso il futuro e un senso più ampio di comunità.

«Questo è un film su qualcuno che esiste lontano dall’oggi, ma che ha gli stessi problemi», rivendica Calopresti, che ha presentato «Aspromonte» in anteprima al Taormina Film Fest.

«Gli ultimi sono tanti e hanno bisogno di esistere e di contare, hanno bisogno di strade importanti. Mi verrebbe quasi voglia di essere come Spike Lee, di fare il razzista al contrario e dire: “A voi del Nord abbiamo dato tutto, siate almeno un più riconoscenti”. Siamo tutti ultimi, dobbiamo riconoscerci, guardarci e darci una mano a vicenda». «Il Sud è abbandonato», conferma Fulvio Lucisano, che – come detto – ha condiviso col regista l’avventura di questo lungometraggio fatto «coi piedi nel fango». «Grazie a Fulvio», aggiunge Calopresti, «ho chiuso un cerchio: ho raccontato i nostri padri e la cultura del ritorno. Avevo bisogno di tornare alla terra e alla semplicità in questo mondo così veloce».

Girato a Ferruzzano, un paesino abbandonato in cui una casa costa 14 euro, «Aspromonte» è ispirato alla storia vera di Africo, dove si tentò una rivoluzione che fu travolta da un’alluvione. Per ricreare quei luoghi con il massimo realismo possibile il regista si è affidato alle fotografie dell’epoca e ha mostrato in una sequenza anche lo sbarco dei giornalisti, partiti dalla città per immortalare queste strane persone rimaste indietro nel tempo. «Il giornalismo è stato importante per quella realtà, ma la rappresentazione può essere un modo per liberare, ma anche incatenare le persone».

«Questo film», racconta l’attore  Marcello Fonte, «mi ha fatto tornare la voglia di zappare la terra, di coltivare e seminare. Mi ha ricordato molto Ermanno Olmi. Accanto a lui, nel cast ci sono anche Marco Leonardi, Romina Mondello, Francesco Siciliano e la soveratese Elisabetta Gregoraci nelle vesti di una contadina povera. «Ė stato bellissimo vedermi in questo ruolo»,  ha detto Elisabetta. «Sono calabrese ma questa parte della #Calabria – a dire il vero – non la conoscevo ancora».

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