Gratteri a valanga a Otto e Mezzo: «Pronto a tagliarmi lo stipendio, ma la politica faccia lo stesso»


Un intervento a tutto campo che non ha risparmiato stoccate al governo e all’intero arco parlamentare. Ospite ieri sera nel salotto di Otto e mezzo su La7, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri ha pronunciato parole colme di cauto sarcasmo e aperta provocazione sul tema dei compensi dei magistrati, allargando immediatamente il tiro ai costi della politica e alle ultime scelte dell’esecutivo in materia di giustizia e sicurezza.

​«Abbassare lo stipendio dei magistrati? Sono d’accordo, però facciamolo anche a quello dei parlamentari, che guadagnano 15mila euro al mese per stare due giorni e mezzo a settimana…»: così l’ex procuratore di Catanzaro ha aperto la sua riflessione, rilanciando con forza sulle differenze di trattamento tra settori dello Stato. Gratteri ha aggiunto la disponibilità personale a compiere il primo passo: «Sono pronto a rinunciare a mille euro al mese», ha scandito, a patto però che il sacrificio sia trasversale e riguardi tutte le categorie istituzionali.

​Il magistrato ha poi chiamato in causa direttamente le recenti disposizioni stipendiali dell’esecutivo: «E vogliamo parlare del perché hanno alzato gli stipendi dei funzionari di Palazzo Chigi di 500 euro la scorsa primavera?». Nel difendere il proprio operato e quello di chi lavora nella magistratura, Gratteri ha rivendicato i ritmi della propria quotidianità – ore ed ore in ufficio dalle 7.30 del mattino fino a sera – spiegando anche di dover ricorrere ai propri giorni di ferie pur di partecipare ai dibattiti televisivi.

​Il nodo del Dpcm e l’autonomia delle toghe

Il procuratore si è soffermato anche sul Dpcm che la premier Giorgia Meloni ha deciso di non firmare. Secondo Gratteri, la linea della presidente del Consiglio si rivelerà inefficace: «La premier sbaglia: sono somme dovute per legge, un commissario le farà pagare comunque». La ratio del meccanismo di adeguamento, ha ricordato, non è un privilegio di casta ma una tutela costituzionale fondante: serve a «garantire l’autonomia della magistratura, così che giudici e pm non debbano trattare il proprio stipendio con la politica».

​Sicurezza e giustizia: l’attacco alle riforme

L’intervista ha poi toccato il tema dei recenti provvedimenti legislativi. Sul fronte dell’ordine pubblico, Gratteri ha liquidato i decreti approvati dall’esecutivo parlando apertamente di «bulimia di decreti», sottolineando l’inefficacia di una produzione normativa frenetica e spesso d’emergenza. Infine, una stoccata diretta sulla geopolitica della maggioranza in materia di riforme giudiziarie: per il procuratore capo di Napoli, la gestione e le scelte strategiche sulla giustizia sarebbero state di fatto «subappaltate» a Forza Italia, confermando una visione altamente critica nei confronti dell’agenda garantista dell’attuale governo.