Minorenni e delitti per noia


 Il concetto di minore età è giuridico: per votare e per avere la patente, occorrono 18 anni. Ai miei tempi, però, si votava a 21, però la patente a 18 te la davano lo stesso. E credo che ancora oggi, certo ai miei tempi, ci si poteva arruolare a 16 anni nelle FaAa. A 16 anni, Boniperti giocava in A e in Nazionale.

E attenzione che non stiamo parlando di casi eccezionali di precocità come, per sua sfortuna, il Leopardi; o di situazioni politiche come quella di re Carlo XII di Svezia, che a quell’età guidava le sue truppe contro i Russi. Conclusione, un concetto giuridico quale la MINORE ETÀ numerica sta diventando, nel linguaggio comune e per effetto dei film americani, come se un essere umano di 17 anni 11 mesi 29 giorni fosse davvero diverso dallo stesso essere umano appena compie 18 anni 01 mese e 01 giorno.

Non è così, e se i due ragazzi di 16 e 17 anni hanno tentato di uccidere delle persone con l’auto, sono abbastanza maturi per finire in galera e restarci molto a lungo. E lo si faccia sapere in giro.

Se? Ma lo hanno confessato, subito inventandosi una scusa, la più banale (e vedrete che avrà successo!): la noia; ovvero, secondo loro e secondo qualche sociologo della domenica con otto lauree, la noia basterebbe a scansare a loro la gattabuia.

Detto questo, e sperando di essere stato capito senza alcuna possibilità di dubbio sull’esigenza di vederli in cella, chiediamoci cosa sia questa noia.

I giovanissimi si annoiano; anzi, un po’ tutti si annoiano. Mi annoierei anche io, non fosse che, appena svegliato, m’invento come arrivare in piedi a quando, attorno alle 23/4, mi si appesantiscono le palpebre e vado a ninna, salvo momenti più movimentati.

Ci annoiamo, perché viviamo in un’epoca che è scarsa, se non del tutto priva, di quella componente essenziale dell’esistenza che sono le emozioni. L’epoca (l’età della ragione del Vico) è del tutto carente di miti e ideali esaltanti, anzi di miti anche terra terra; e di quella dinamica del cuore e dell’azione che è l’ansia esistenziale. Donde una piatta letteratura (di poesia, non ne parliamo nemmeno!), piatta arte, piattissima architettura (proprio alla lettera: edifici fatti con le costruzioni Lego e manco a colori; e: chiese incluse), piatto e malinconico cinema…

E che ne è dell’emozione per eccellenza, madre di tutte le altre emozioni, l’amore? Piattissima è anche l’attività della dea Venere, e l’amore parlato è tanto ma tanto più diffuso dell’amore praticato; e qualcuno dev’essere riuscito a realizzare il progetto di s. Tommaso Moro nell’Utopia: la razionalizzazione del sesso, che è invece una zona oscura, e deve restare così, se no dovremmo cancellare dalle scuole due terzi della più grande poesia. Dai, ragazzi, il Petrarca ebbe tutto ciò che un uomo della sua condizione poteva desiderare nel XIV secolo, tranne la sola cosa che davvero voleva, Laura. Se non si capisce questo, la sua lirica sembra un tema in classe con le rime! E voleva Laura non per discutere con lei di filologia: è chiaro? Gli amori di oggi sono debolissimi della natura più emotiva, il conflitto. E invece Amantium irae, amoris redintegratio… canta Terenzio Afro. Per i diversamente latinisti, l’amore è litigarello.

I giovanissimi si annoino perché la scuola è noiosa, e insegna l’Iliade sorvolando sulla guerra di Troia e sull’ira di Achille e sulla tragedia del Fato; e una Divina Commedia politicamente corretta, cioè praticamente l’elenco dei dotti, e Paolo e Francesca dimenticando che sono all’Inferno e non a “beviamo qualcosa al bar”.

E lo sport? Dove sono le palestre, le scuole calcio, le gare e le corse? A piedi, non sopra scatolette per ammazzare il prossimo. L’ozio, come si sa, è il padre dei vizi.

Chi deve fare tutto ciò? Non la favoleggiata famiglia, a sua volta annoiatissima e nevroticamente in cerca di una roba impossibile anche ai santi e agli eroi, la felicità televisiva spacciata niente di meno che per diritto. Deve farlo la comunità, e per essa lo Stato. Di ciò, e lo dico anche quanto allo Stato, non si intravede alcuna traccia.

Ulderico Nisticò