Morto oggi a Roma Vito Annicchiarico, il piccolo Marcello in Roma Città Aperta

Era molto attaccato alla Calabria Vito Annicchiarico, del resto aveva sposato una donna nata a Sant’Andrea Apostolo dello Jonio, dove aveva anche acquistato una casa per le vacanze perché le radici non si perdessero. E infatti i suoi figli e i suoi nipoti ogni anno tornano come le tartarughe marine a bagnarsi nelle acque colore del vino dello Jonio.

Lui, che era nato a Grottaglie nel 1934 ci lascia oggi per sempre. Ultimo testimone di Roma città Aperta, il film di Roberto Rossellini che aprì le porte al cinema italiano in America, il piccolo Marcello era molto affezionato al grande regista ma soprattutto ad Anna Magnani che voleva adottarlo.

E ironia della sorte, proprio Anna Magnani era figlia di un calabrese, che si chiamava Del Duce ed era nativo di Tropea, come Ralf Vallone, e calabrese era Teresa Talotta Gullace, la martire freddata da una raffica di mitra davanti alla caserma vi Viale Giulio Cesare a Roma nel 1944, e da cui Rossellini prese spunto per realizzare il film. Questo per dire che forse c’è un file rouge che porta alla Calabria ma c’è senz’altro nella vita del piccolo Marcello.

Nato a Grottaglie nel 1934, dopo la Liberazione con il padre disperso in Etiopia per aiutare la madre, nel dopoguerra come tanti altri ragazzini, faceva lo sciuscià. E’ proprio lui che conduce Rossellini nei luoghi in cui fu girato il film, perché il maestro del Neorealismo, gli dice: Fammi vedere dove vivi, portami nella chiesa dove vai a fare il chierichetto, fammi vedere l’Oratorio dove vai a giocare a pallone: questi luoghi sono i luoghi del cuore di Vito, è il Pigneto dove viveva con la madre e i sui fratelli, Liliana e Aldo.

Rossellini lo porta con sé anche durante le riprese di Paisà, tra Napoli, Maiori, Minori. Avrebbe dovuto girare alcune scene, ma – racconta – “Come succede ai ragazzi attorno all’età della pubertà improvvisamente ero cambiato. Non avevo più l’aspetto di un ragazzino, magari smagrito dalla povertà”, e la parte fu quindi affidata ad Alfonsino Pasca, ma lui rimase legato a Rossellini di cui diceva: era un pezzo di pane”, espressione tipica romanesca. L’idillio per Anna Magnani durò per sempre. Quando parlava di quel periodo cinematografico e pensava al film si commuoveva sempre.

La sua carriera cinematografica si interrompe nel 1950, dopo il diploma inizia infatti a lavorare in una multinazionale americana, dove rimarrà fino alla pensione, come tecnico hardware, paradossalmente è tra i primi ad avere a che fare con i computer.

La madre non aveva voluto che andasse in America dove una grossa produzione gli avrebbe pagato gli studi, e l’avrebbe fatto continuare a lavorare. Non voleva lasciarlo andare, e nel frattempo anche il cinema di Rossellini era cambiato: il ciclone Ingrid Bergman l’aveva travolto. Mamma Linda desiderava che suo figlio studiasse.

Poi di colpo nel 2005 lo cerca dopo tanti anni il figlio di Aldo Venturini, Claudio, per proporgli un nuovo progetto: girare con Laura Muscardin “I figli di Roma Città Aperta”. Ancora i docu-film non avevano la diffusione di oggi e Vito ripercorre tutti i luoghi in cui fu girato il film raccontando aneddoti ed episodi legati a quel periodo storico. Il docu-film della produzione Nuvola film di Amedeo Bacigalupo, vinse un premio al Tribeca Film Festival di Robert De Niro.

Successivamente la pubblicazione a cura di Simonetta Ramogida di “Roma Città Aperta Vito Annicchiarico racconta il set con Anna Magnani Aldo Fabrizi Roberto Rossellini, edito da Gangemi, raccoglie aspetti ancora inediti e testimonianze di quel periodo intensissimo del Neorealismo di cui il piccolo Marcello prese parte anche a film come Abbasso la Miseria! Ed Abbasso la Ricchezza, Domani è troppo tardi, e infine, Chi è Dio. Partecipa anche al film “Cuore”, con Vittorio De Sica, e a “Un mese di onestà” di Domenico Gambino. Di Rossellini, dirà: “Per me era come un padre”. Il suo, di padre mentre girava il film era in Etiopia a combattere nell’esercito italiano.

La sua grande umanità lo porta a intrattenere un rapporto epistolare con Mario Gullace, il figlio di Teresa Gullace, la martire cui Rossellini si ispira per girare il film, e successivamente all’altro figlio: Umberto Gullace che vedrò per la prima volta in occasione della presentazione del libro su Roma Città Aperta. Con grande emozione, il piccolo Marcello, incontra il bambino “vero” di Roma Città Aperta…

Nel 2016, in occasione della ricorrenza dei 70 anni del Sindacato dei Giornalisti Cinematografici (SNGCI) gli viene assegnato il Nastro d’Argento “Speciale” che proprio nel 1946 fu riconosciuto ad Anna Magnani e a Roberto Rossellini. Quattro anni prima Alberto Crespi lo aveva voluto nel docu-film “Voi siete qui” con la regia di Francesco Mattera. Anche a Grottaglie viene ricordato con affetto e con la consapevolezza di avere dato i natali ad un uomo che è entrato nella storia del cinema mondiale.