Omaggio teatrale a don Bosco

Il Liceo Classico Salesiano ha voluto rendere onore a don Bosco, nella sua festa annuale, con uno spettacolo teatrale, messo in scena dai ragazzi su testo di Ulderico Nisticò, e con un tocco di regia di Claudio Rombolà. Fa da palcoscenico la sala don Pilla; presente il Liceo, con don Matteo Di Fiore, don Antonio Tolotta, don Francesco Magnelli, e gradita ospite suor Ausilia De Siena.

Il tema è storico, l’incontro tra don Bosco e il ministro Rattazzi, e la rivisitazione fantastica consente di presentare molti aspetti della personalità e delle vicende del Santo e del suo tempo.
La prima scena si svolge oggi: tre allieve del I anno iniziano il loro percorso di studi e di educazione salesiana. Sono Catia (Giulia Scopelliti), Vanna (Vitina Montesano) e Maria Luisa (Maria Francesca Sinopoli). Preferiscono raccontare la storia attraverso il teatro.

Torniamo dunque nel 1854, nel Regno di Sardegna. Urbano Rattazzi (Francesco Salerno), assistito dall’umile usciere Baciga (Nicolò Pilò) e dall’infido segretario Servais (Pietro Mendolia) ha convocato don Bosco (Francesco Persampieri). Prima lo minaccia: è vietato formare un Ordine religioso. Allontana Servais, e cambia tono: in realtà ha voluto conoscere don Bosco, di cui sa che sta radunando e aiutando dei ragazzi, educandoli ad essere buoni cristiani e onesti cittadini. Rattazzi è ateo, però apprezza don Bosco. I due, entrambi forti personalità e persone colte, dialogano con grande serietà, ma non senza momenti di raffinata e gentile ironia.

Nella conversazione emergono le grandi questioni di quegli anni: la politica antiaustriaca di Cavour; lo sfruttamento degli operai; l’azione di don Bosco e i suoi nemici. È una lezione di storia, ma impartita con il linguaggio allusivo del teatro.
Don Bosco, per dimostrare il suo metodo educativo, chiede a Rattazzi se vuole conoscere i suoi cinque ragazzi. Vengono ammessi: solo quattro, perché Garelli è stato chiamato a lavorare. I quattro presenti sono Michele Magone (Tommaso Cristofaro), Domenico Savio (Giuseppe Frustaci), Giovanni Cagliero (Cristian Cafaro), Michele Rua (Antonio Fabiano).

Rimasti di nuovo soli, Rattazzi consiglia a don Bosco come risolvere la questione legale: una “pia societas”, congregazione di sacerdoti secolari, e intitolarla a san Francesco di Sales. Infine, ma solo come privato, offre a don Bosco del denaro per le sue opere.

Una Voce narrante (Fatima Fattah) commenta: Magone e Garelli resteranno vicino a don Bosco; Domenico Savio sarà santo; Cagliero diverrà missionario, arcivescovo e cardinale; don Rua, successore di don Bosco, nel 1908 verrà a Soverato, e, celebrando la S. Messa in S. Antonio, inizierà la storia dell’Istituto.
Il lavoro “Don Bosco e Rattazzi” prepara dunque la commemorazione del centodecimo anniversario della presenza salesiana a Soverato.

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