Padova, la chirurgia in Calabria e Mago Zurlì alle regionali

 Il competente (ahahahah) ministero affida la chirurgia in Calabria all’ASP di Padova, che si trova nel Veneto. Si scatenano subito due (timidissime) reazioni: la solita solfa del colonialismo nordico e la colpa di Garibaldi o dei Romani; e qualcuno, più raffinato, fa notare che in Calabria ci sono dei validi chirurghi, e se ne fanno anche i nomi.

 La prima obiezione è da Pino Aprile, e non vale niente. La seconda è tipicamente calabrese, e ci spiega anche le imminenti – beh, il 26 gennaio! – elezioni regionali. Si borbotta infatti che c’è il chirurgo dottor Rossi, celeberrimo; e io, che nei ritagli di tempo faccio lo storico, vi posso ricordare che i medici di Crotone, stando ad Erodoto, erano meglio dei medici egiziani; e via con Alcmeone e Democede; e nel XVII secolo, i Valeo di Tropea facevano chirurgia ricostruttiva ed estetica. Aggiungo poi che in moltissimi ospedali del Nord alcuni dei più valenti medici, anche chirurghi, sono calabresi. Contenti, morti di fame pieni di “misero orgoglio”?

 E invece no, perché la medicina, come quasi tutte le attività umane tranne la poesia, non è uno o più bravi medici, ma è un sistema. Come a scuola, se in una classe c’è un ottimo insegnante di matematica accanto a un pessimo insegnante di lettere, forse un ragazzo, uno solo, diventerà Archimede, ma il sistema classe andrà in malora.

 Il chirurgo non è infatti uno sciamano che, con incantesimi simili al XIX dell’Odissea, guarisce Ulisse… in Epiro, scusate se non sbarcò in Calabria: ahahahahahahah! Il chirurgo è il capo di un gruppo di lavoro che deve funzionare tutto assieme e organicamente:  dal medico di base, allo specialista che fa la diagnosi, all’accettazione, agli infermieri, agli assistenti, infine al luminare che mette mano al bisturi…

 Ahahahahahahahahah! Al bisturi! Ma il bisturi è come i “posti letto” cari ai politicanti: roba da preistoria; e ci sono oggi strumenti che in Calabria sembrano da film di fantascienza, in Giappone (e a Padova) li buttano via perché già superati. E noi andiamo avanti con la sega come il medico di Giovanni delle Bande Nere, che per altro fece morire l’eroico paziente.

 Non so se ci siamo capiti; in Calabria non mancano i chirurghi, in Calabria è sgangherato e arrangiato e approssimativo il sistema; e serve uno che lo rimetta in sesto per il 2019 quasi 20, non  per i tempi del nonno del nonno: che, ovviamente, era barone. Ma devono venire i forestieri? Sì, e ben vengano. Del resto, Padova campa con i pellegrinaggi a s. Antonio, il quale lo chiamano di Padova ma era portoghese.

 Con lo stesso fasullo ragionamento del chirurgo bravo, i partiti (cioè gli apparati: partiti, non ce ne sono) stanno cercando per le regionali un Mago Zurlì, cioè uno che sia bravissimo come antropologo, archeologo, barista, cacciatore, calciatore, ciclista, falegname, farmacologo, filosofo, giornalista, giudice, giullare, giuslavorista, imprenditore, meccanico, poeta, salsamentario, scenografo, trapezista, eccetera, da trasformare in presidente come gli alchimisti mutavano il piombo in oro. O così dicevano, ma pare non sia riuscito nessuno.

 In una terra normale, da anni qualcuno avrebbe messo assieme un gruppo di persone sensate e passabilmente oneste, cui affidare il compito di capire come mai la Calabria sia la terzultima su 360 regioni d’Europa; e ultima persino nel miserando Meridione d’Italia; e cosa si possa fare.

 E invece si parla solo di maghi da estrarre dalla loro grotta, e aspettare. Aspettare cosa? Ma che assuma alla Regione qualche nipotino in carriera!

Ecco, popolo di barocchi e illuministi, ecco un bell’elenco da cui potete scegliere per ottenere miracoli: Apollonio di Tiara, Cagliostro, Cornelio Agrippa, Houdini, Maestro Adamo, Manto, Merlino, Morgana,  Nostradamus, Paracelso, Saint Germain…

 E se non vi piacciono i forestieri, vi propongo anche il calabresissimo Russiliano di Gimigliano, del XVI secolo, il quale fu un mago famoso.

 Il 26 gennaio, ragazzi, quante risate amare! Intanto non abbiamo nessuna idea seria non solo dei candidati, ma nemmeno delle alleanze e delle litiganze. E la società civile? Attende Zurlì.

Ulderico Nisticò