Si racconta che, agli inizi dei fatti del 1789, Luigi XVI chiedesse a un cortigiano “C’è una sommossa?”, e quello, “No, Maestà, c’è una rivoluzione”. Per capire la differenza, occorre questa definizione di Napoleone: “La rivoluzione è un’idea che ha incontrato delle baionette”; un’idea, non sensazioni; e baionette, cioè una forza organizzata e disciplinata.
Le riforme di Napoleone (giuste o sbagliate, ne parliamo un’altra volta) si fecero “sul tamburo”, cioè a mano armata dell’esercito e non con forconi o maranza; perciò rimasero anche caduto lui.
In questo momento, non c’è alcuna rivoluzione propriamente detta, però sono in atto molte sommosse: più ordinata quella spagnola, finora; e in Francia la sempre ricorrente jacquerie della storia d’Oltralpe, con violenze generiche.
Una notizia curiosa. Quando andiamo a Parigi, tutti ammiriamo i boulevard larghissimi; e quasi nessuno sa che li creò Napoleone III (complessivamente, 1849-70) assieme al prefetto Haussbran, sì per demolire i quartieri degradati cari ai romanzieri, ma soprattutto per poter agevolmente reprimere le insurrezioni usando la cavalleria ed eventualmente i cannoni. Cannoni? Li usò a Milano nel 1898 Bava Beccaris contro gli operai, cosa che non aveva certo fatto il civilissimo Radetzky nel ’48 contro gli insorti.
Ogni sommossa ha una causa, ovvio, e spesso delle giustificazioni. Più sommosse concomitanti sono l’evidenza di una condizione diffusa di disagio. Se si protesta in Italia, come vediamo, è perché certi costi sono eccessivi e i guadagni insufficienti.
Qualcosa di intrinseco non funziona, e non in luoghi disperati del Terzo mondo, ma in Europa. Riassunto del difettoso funzionamento? Cellulari da molte centinaia di euro in tasca a ragazzini; e a Soverato circolano, più che modeste utilitarie, tante imponenti auto di lusso… di cui vorrei sapere se le rate vengono pagate a fine mese, e ne dubito!
Eccesso di superfluo e carenza del necessario: ecco il disordine cui la politica dovrebbe porre rimedio.
Ulderico Nisticò