Sul referendum dei sottosegretari


 Premessa giuridica: se il referendum si terrà o no, ci vorrebbero Ulpiano, Papiniano, Giustiniano, Pier delle Vigne, Eleonora d’Arborea, Rocco e Grandi, e un’infinità di giuristi, per saperlo; così aspettiamo il 2 settembre, con ovvi rinvii a babbo morto.

Premessa personale, già più volte espressa e ripetuta, però meglio essere chiari. Io non ho tessera di partito dal 31 dicembre 1994, quando è scaduta quella del MSI-DN, e nel seguente gennaio 1995 non avrei aderito ad Alleanza Nazionale manco se, per dirla con Virgilio, danzassero i cervi nell’aria.

Pertanto, libero da ogni impegno, ho votato qui e lì: per esempio, alle comunali di Soverato, per non votare uno di sinistra passato improvvisamente a destra, votai quelli di sinistra genuini; e nemmeno in segreto. Seguirono varie vicende, tra cui una mia folle candidatura, incontrando la peggiore disorganizzazione politica mai vista in vita mia.

Alle ultime regionali, mentre la destra latitava, ho votato per l’unico che me lo chiese, e perciò, implicitamente, per Occhiuto. Dopo quasi un anno dall’Occhiuto bis, mi sta abbastanza bene la sua politica per la sanità, mentre ritengo sotto sotto sotto zero quella per la cultura: e lo dico e scrivo; vedi Cabina di regia, del tutto inesistente.

Dove voglio arrivare? Che se il referendum si terrà, delle due è l’una:

– se Occhiuto mi convince che i due sottosegretari servono a qualcosa, e, in particolare, mi dice il nome dell’altro, e ciò mi piace, voterò a favore;

– in caso contrario, voterò contro.

Intanto preciso che la Calabria di politicanti e passacarte ne ha già molte migliaia in più del necessario e utile.

E concludo che io, in politica, non ho mai fatto questioni personali; e, raro caso nella storia, voto o non voto solo per ragioni politiche. Se in un momento di confusione mentale lo volessi fare, ebbene io dalla Regione Calabria non ho mai avuto un bel nulla, quindi manco qualcuno può insinuare che io debba…

Ci vediamo, se mai, alle urne.

Ulderico Nisticò